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Utente: enricobalderi
Mi chiamo Enrico Balderi, sono consigliere di circoscrizione a Carrara per il PdL; ho fatto parte della commissione comunicazione di Forza Italia. Ex coordinatore comunale di Giovani per la Libertà, attualmente faccio parte del direttivo comunale e provinciale del gruppo giovanile. Questo blog raccoglie idee, spunti e progetti degli azzurri di Carrara.
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lunedì, 30 aprile 2007

Bondi pronostica una nuova classe dirigente

dal sito www.forzaitalia.it

 

Bondi: dalle amministrative uscirà nuova classe dirigente di Forza Italia
 

"Dalle elezioni amministrative nascera’ la nuova classe dirigente di Forza Italia. Sara’ una classe dirigente legata al territorio e anzi proprio il territorio avra’ selezionato". Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, in una intervista al "Tempo"ha parlato del prossimo appuntamento elettorale. "La Cdl - ha sottolineato Bondi- riparte da questo voto. Sembrava impossibile e invece siamo tornati uniti. E mi auguro che gli elettori premino questa unita"’. Per il successo alla amministrative Bondi indica tre elementi necessari: il massimo della coesione della coalizione; l’unita’ di indirizzo locale di Forza Italia (e lo abbiamo raggiunto); la scelta di buoni candidati. Mi pare che abbiamo messo in campo degli ottimi candidati". Quanto alla cosidetta fase "buonista" di Berlusconi, Bondi ha osservato: "Non si tratta di buonismo. Si sono verificati due fatti fondamentali. Il primo e’ che a un anno dalle elezioni i maggiori partiti di centrosinistra hanno preso atto della centralita’ di Berlusconi. Il secondo e’ la conseguenza, ossia la fine dell’ostracismo e della demonizzazione dell’avversario".


postato da: enricobalderi alle ore 09:16 | link | commenti (1)
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domenica, 29 aprile 2007

Della Vedova parla del centrodestra e del ruolo dei giovani

Intervista a Benedetto Della Vedova di Stefano Caliciuri
da Il Domenicale (Il Giornale) 28 aprile 2007


L'odore del sigaro accompagna per intero la salita sino al primo piano dell'edificio di via Uffici del Vicario a Roma proprio accanto allo storico bar Giolitti, per lungo tempo ritrovo degli intellettuali e politici del liberalismo italiano. Una enorme bandiera statunitense sovrasta la scrivania di Benedetto Della Vedova, creatore dei Riformatori Liberali, la cellula radicale che ha abbandonato Marco Pannella dopo la scelta di campo a favore del Centrosinistra.
" E non ho nessun rimpianto. Ho fatto una scelta personale e leale, ma netta, pur non avendo una visione manichea dei due schieramenti. Non credo che una parte sia tutta buona e l'altra tutta sbagliata. Da liberale ho fatto il mio passo".
Cosa significa essere liberale?
Essere per le libertà. Guardare agli Usa in chiave internazionale, garantire i diritti individuali, salvare i cittadini dalla burocrazia.
Una Cdl come il Partito Repubblicano?
Di sicuro siamo più vicini noi ai repubblicani di quanto non lo sia la sinistra ai democratici. O ancora alleanza nazionale è più lontana dal Msi  di quanto non lo siano i democratici di sinistra dal Pci.
E Forza Italia?
E' un grande movimento culturale, il partito italiano più moderno.
Crede nel partito unico?
Piuttosto spero che si riesca a dare luogo a una grande formazione politica eterogenea e articolata, all'interno di un sistema elettorale bipolare e maggioritario.
Lo stesso proposito venne espresso proprio sulle colonne di questo giornale da Daniele Capezzone.
Sì, ma lui diceva anche che l'importante per un liberale è sapere come si sta dove s sta. Io credo che sia più costruttivo capire perché si sta dove si sta.
Capezzone lo ha capito?
Secondo me no. Ma spero che a breve riesca a darsi una risposta e decidere finalmente del suo futuro in maniera chiara.
Perché i Riformatori Liberali hanno scelto di essere dentro Forza Italia e non accanto?
E' un tentativo di aggregazione. Secondo noi è più importante lavorare dal di dentro per spingere in direzione liberale anziché puntare i piedi dall'esterno. Molti sono i punti in comune: rapporti internazionali, giustizia, politiche economiche, ma anche il riconoscimento del leader.
Silvio Berlusconi?
Silvio Berlusconi.
Un pensiero sui Volenterosi
Dal punto di vista politico non ci credo. Per modificare la situazione attuale c'è bisogno di un confronto tra due grandi modelli e schieramenti.
Come?
Superando questo bipolarismo per entrare in un sistema maggioritario secco di tipo anglosassone.
Quale deve essere la parola d'ordine per un liberale?
Pragmatismo.
Cioè?
Un liberale si muove secondo un principio di base che è quello dell'ampliamento della libertà e della rappresentanza delle persone. E' mia convinzione che la libertà degli individui, incrociata alla loro responsabilità soggettiva, sia il solo connubio capace di produrre benefici per la società.
Spazio alla libera impresa?
Non soltanto. Spazio anche alla libera scuola, alla libera sanità, alle libere pensioni.
E il rapporto con i sindacati?
Bisogna superarlo. Scuola sanità e pensioni nascono all'inizio del secolo scorso come settori pubblici, perché le condizioni del tempo forse lo richiedevano, quando ricoprivano una parte marginale della vita e della spesa dello Stato. Ora non è più così bisogna riconoscerlo. La vita si allunga, tutti vanno a scuola, le pensioni sono al collasso. Ognuno deve poter scegliere liberalmente quale istruzione dare ai propri figli, dove  e come curarsi, a chi affidare i propri investimenti pensionistici
Tre riforme che saranno la scommessa del prossimo decennio?
Assolutamente sì. Un liberale deve battersi per rompere questi tre tabù. 30 anni fa l'opinione pubblica pensava la stessa cosa anche sui telefoni, sulle ferrovie e sull'energia. Ora sono tre servizi privatizzati e a giovarsene siamo tutti noi cittadini. Credo quindi che un bel salto nella modernità sia privatizzare anche la scuola, le pensioni e la sanità.
Che ne pensa del tanto decantato ricambio generazionale? Del motto largo ai cittadini giovani…
Non ci credo. Penso piuttosto che se una persona è brava, dimostra di aver merito, non solo può, ma deve continuare a far quel che fa. Non faccio parte di quella schiera che pensa che ad un giovane debba essere necessariamente lasciato spazio soltanto perché giovane. Vorrebbe dire che dopo le quote rosa dovremmo istituire le quote verdi? Non credo sia questa la soluzione. Se si dice spazio al merito così deve essere, a prescindere dall'età. Prendiamo gli Stati Uniti: hanno avuto presidenti ragazzini come Kennedy e presidenti quasi ottantenni come Reagan.
Tre giovani che secondo lei hanno dimostrato del merito.
Faccio tre nomi lontanissimi tra loro, ma che secondo me, se continuano ad impegnarsi in questo modo hanno buone possibilità di avere una lunga carriera politica: Gennaro Migliore, Giorgia Meloni e Daniele Capezzone.
Ci dica chi nel panorama europeo, dovrebbe rappresentare un modello per il centrodestra?
Nicolas Sarkozy. E' un innovatore, un federatore di anime diverse. E' andato al di là delle sfide tra laici e cattolici, argomento che poco mi appassiona, ma che purtroppo sembra essere il solo ad accendere la discussione italiana. Sarkozy si dichiara uomo di destra, conservatore, ma ha saputo porsi alla guida di un paese che riconosce il diritto delle coppie gay, andando oltre i Pacs. Questo significa mirare al bene del cittadinointeso come cittadino libero.
Una critica, questa, rivolta anche ad una parte di Forza Italia?
Credo che non solo Forza Italia, ma tutto il centrodestra italiano, debba rifuggire dalle chiusure confessionali e conservatrici sui temi eticamente sensibili. La discriminante non è l'appartenenza al Centrodestra o al Centrosinistra, ma la coscienza dell'individuo.

 


postato da: enricobalderi alle ore 13:53 | link | commenti
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sabato, 28 aprile 2007

Lepanto? No, grazie.

 

Lepanto

da www. cittadinoitaliano.splinder.com

Il 26 marzo scorso il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha fatto rimuovere dalla Sala del Cavaliere di Montecitorio il dipinto che raffigura la battaglia di Lepanto.
La scelta, che è passata inosservata sui mass-media, è stata fatta “ per mandare segnali di pace e di dialogo” (!?)

Perché dunque rimuovere il quadro?
Qual è il segnale che Bertinotti vuole dare?
Che ci dobbiamo vergognare di aver battuto la flotta ottomana?
Che siamo dispiaciuti che i cristiani li abbiano fermati e ricacciati nelle loro terre?
Che è meglio dimenticare quella parte di storia che potrebbe infastidire coloro che, presto, saranno i nostri nuovi padroni?

______________________________________________________

La battaglia di Lepanto si svolse il 7 ottobre 1571 tra una flotta cristiana e una ottomana.
Le forze navali dell'Impero Ottomano si scontrarono con la flotta della cosiddetta "Lega Santa", salpata dal porto di Messina, che aveva riunito le forze navali della Repubblica di Venezia (150 galee), della Spagna (79 galee), del Papa (12 galee), oltre a contributi minori di Genova e altri Stati italiani, dei Cavalieri di Malta e dei Cavalieri del Sacro Ordine Societas Jesu Christi.

...segnò l'inizio del declino della potenza navale ottomana nel Mediterraneo.

Questa battaglia fu la prima grande vittoria di un'armata o flotta cristiana occidentale contro l'Impero Ottomano e, quindi, ebbe anche un'importanza psicologica. Nonostante la devastante sconfitta turca, la scarsa coesione tra i vincitori impedì alle forze alleate di sfruttare appieno la loro vittoria ed ottenere una supremazia duratura sugli Ottomani... (da wikipedia.it)

postato da: enricobalderi alle ore 13:46 | link | commenti
categorie: commemorazioni
venerdì, 27 aprile 2007

Della Vedova: "Family day, un macedonia di stato etico, moralità familistica e pregiudizio anti-omosessuale"

 

dal sito www.riformatoriliberali.org 

di Benedetto Della Vedova
Corriere della Sera
27 aprile 2007 pag. 45


Ha ragione Maurizio Ferrera a lamentare l’assenza di voci liberali nel dibattito sul Family Day.
I liberali, proprio perché guardano con diffidenza alle ambizioni palingenetiche della legislazione, dovrebbero guardarsi dall’uso della legge quale strumento culturale e simbolico della “resistenza” all’evoluzione del costume. Oggi i difensori della “famiglia naturale” parlano dell’istituto familiare come di una struttura rigida e inalterabile, pena la sua dissoluzione: in realtà solo da 30 anni in Italia la riforma del diritto di famiglia ha affrancato questo istituto dai suoi presupposti maschilistici, istituendo un’effettiva parità tra uomo e donna che tutti ora riconoscono – giustamente - come un “valore”, non negoziabile anche nei confronti di altre culture presenti nel paese. E da meno anni l’omosessualità è uscita dal ghetto della “depravazione” nascosta e colpevole per divenire  una condizione accettata e rispettata.

Avrei simpatizzato e probabilmente partecipato al Family day se i portavoce designati non avessero messo in chiaro che chi partecipa è contro i Dico (che neppure a me piacciono, ma per tutt’altre ragioni).  Il rischio è che il 12 maggio non si invochi una politica di sostegno della famiglia, ma un sostegno politico ad una certa idea della famiglia e ad una certa idea (poco liberale) della legge come strumento di pedagogia di massa. Negli ordinamenti europei sono in genere tanto più forti le misure di sostegno alla famiglia (“quoziente familiare”, incentivi alla natalità e all’occupabilità delle donne con figli)  quanto più sono estese le garanzie riservate alle coppie conviventi more coniugali al di fuori del vincolo matrimoniale (incluso il riconoscimento giuridico delle coppie gay). Tutto ciò, dalle parti del Family Day lo sanno benissimo. Ma sembrano voler porre la questione sul piano ideologico, mischiando un po’ di stato etico, un po’ di morale familistica e un resistente pregiudizio anti-omosessuale

postato da: enricobalderi alle ore 14:18 | link | commenti (2)
categorie:
giovedì, 12 aprile 2007

arrivano sempre tardi II

Dopo anni di persecuzione Piero Fassino, leader dei Ds, riabilita Craxi accostandolo ai grandi del Socialismo. "Craxi fa parte del Pantheon del Pd come Rosselli, Matteotti, Nenni, e Pertini". Lo ha detto il segretario dei Ds, Piero Fassino a Repubblica Radio sottolineando che "il Pd è il luogo in cui si riconoscono le grandi culture come quella socialista". Che ne pensate?
postato da: enricobalderi alle ore 12:40 | link | commenti (7)
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mercoledì, 11 aprile 2007

vittime_gulag

vittime-dei-gulag

 

postato da: enricobalderi alle ore 20:40 | link | commenti (9)
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domenica, 08 aprile 2007

Congresso in vista?

Bondi: al via la stagione dei congressi di Forza Italia
 

Sandro Bondi ha in mano una lettera indirizzata a tutti i coordinatori locali del partito e a tutti gli eletti, datata 4 aprile e spiega: "con questa si apre la fase dei congressi di Forza Italia". Il tracciato è spiegato punto per punto. Dal 2 giugno partono le convocazione per i congressi comunali e delle "Grandi Città": 8000 assise da tenersi entro il 29 luglio 2007. Dal 14 settembre partono invece i congressi provinciali, destinati a concludersi il 18 novembre 2007.

"I congressi comunale eleggeranno i delegati al congresso provinciale – spiega Bondi, intervistato da www.loccidentale.it  – secondo un percorso che nel giro di uno o due anni porterà al congresso nazionale". L’obiettivo immediato è avere 8000 coordinamenti e sedi locali.
Bondi è seduto sopra una catasta di quattrocentomila iscrizioni, il record storico del movimento, e sempre con la prudenza che lo caratterizza, azzarda uno sguardo d’orizzonte: "Vedo un partito che vive del respiro di tre polmoni: il primo è il partito organizzato, quello dei coordinatori locali; il secondo è quello degli eletti locali e nazionali; il terzo i muove nella società, crea rapporti con gli interessi sociali, economici, culturali, anche inventando forme nuove di raccordo e collaborazione". I famosi circoli della libertà come c’entrano in questo triangolo? Bondi non si tira indietro rispetto ad un tema che crea ancora attriti e dubbi in Forza Italia: "Su questo punto la penso così: per quanto ricca e articolata sia la vita di un partito, per quanto nuove siano le sue forme di organizzazione, la domanda di partecipazione che viene dalla società, dalle persone, non potrà mai essere interamente soddisfatta dal circuito dei partiti. C’è per forza bisogno di qualcos’altro. Lo vedo dalla vitalità delle fondazioni, delle associazioni, dal ribollire di pensieri e iniziative che animano internet e anche l’editoria tradizionale. Ecco il posto dei circoli della libertà: il luogo dove questa multiforme domanda di partecipazione fluisce e cresce, in un rapporto come di vasi comunicanti con Forza Italia, cioè di scambio e di equilibrio".
Sulla base di queste riflessioni, Bondi sta preparando un documento programmatico, politico e culturale, destinato alla riflessione nei congressi e in cui si dovranno mettere in luce, la natura, i compiti e le prospettive del partito.

I temi sono però già tutti maturi. "Sono impegnato a dare vita a un vero partito perché questa è ancora l’unica strada per risolvere un problema secolare per l’Italia: la mancanza di una classe dirigente. Può sembrare solo un’autocritica – aggiunge subito Bondi – ma è una questione seria, affrontata ma non risolta, tra i tanti, da Gramsci, da Croce, da Einaudi…è il problema italiano".
Si tratta di un dato vero considerando la media, ma Bondi riconosce alcuni momenti di picco. "E’ vero, dice, la prima repubblica ad esempio ha espresso gruppi dirigenti adeguati: peccato siano stato cancellati e marchiati d’infamia dalla finta rivoluzione di Tangentopoli. Ci sono stati uomini politici in quel periodo capaci di guardare all’interesse dell’Italia prima che a loro stessi". Bondi si lascia prendere da questa analisi: "Gli effetti di Tangentopoli continuano a vedersi in modo drammatico anche oggi, sia sul piano politico che su quello civile. Nel primo caso la "soluzione delle manette" ha consentito alla sinistra italiana di non fare i conti con la sua storia e l’avvio stentato e malpancesco del partito democratico è una delle conseguenze di quella omissione; sul piano civile ci sono ancora oggi parti del Paese, specie al sud in cui il vuoto improvviso di classe dirigente ha prodotto l’immediata osmosi con la criminalità organizzata. La Calabria, ad esempio, andrebbe interpretata in questa chiave".

Ma è la politica in genere a soffrire ancora di quello strappo: "E’ così – ammette Bondi – oggi la politica è debole, priva di missione storica e senza una missione è difficile costruire. All’estero c’è un dinamismo diverso, penso alla "rupture" di Sarkozy, alle novità introdotte da Cameron nel panorama inglese". E in Italia? "In Italia – Bondi cerca le parole – oscilliamo tra la nevrosi del momento presente, tutto tattica e manovra, e la mistica della rifondazione, del nuovo inizio. Siamo chiusi in questo recinto cervellotico e perdiamo il contatto con la realtà". "La sinistra è obiettivamente un elemento di questo blocco: dovrebbe ammettere e riconoscere, come già hanno cominciato a fare studiosi di sinistra in Italia e intellettuali europei, che Berlusconi in questi ultimi dodici anni ha rappresentato l’unico tentativo di innovazione e di cambiamento che ha prodotto novità importanti, sia nel sistema politico che nell’esperienza di governo e nella cultura. Il rinnovamento della sinistra passa soprattutto attraverso questa consapevolezza e questo riconoscimento. A sinistra dovrebbero essere capaci di vedere le novità positive ,quando si presentano, non con decenni di ritardo, come avviene in questi giorni verso Aldo Moro e Bettino Craxi, con ammissioni di colpe e di errori che non hanno neppure il marchio dell’autenticità. Oggi la sinistra è solo marketing e Veltroni ne è il simbolo".

Come se ne esce? "Ci vuole un sforzo di pensiero laterale,uno sprazzo creativo, dobbiamo aprire il recinto, allargare la prospettiva", dice Bondi e spende parole impegnative: "la nostra missione è quella di ricostruire l’asse liberal-cristiano-riformista-popolare, superare lo smarrimento post-moderno e ritrovare un linguaggio all’altezza della realtà".
Proviamo a scendere qualche gradino? "Pensi alla parola laicità – chiede Bondi – lo sa dove recupero il miglior significato di questa parola? Nelle parole di un Papa che scrive un libro di ricerca personale di Cristo e dice:
criticatemi, dissentite; lo dice a chi ha fede e a chi non la ha e magari neppure vuole averla. Siamo o no, noi laici, in grado di produrre un pensiero altrettanto laico?"
Se lo fossimo avremmo risolto i nostri problemi? "C’è un altro piano di analisi che noi abbiamo già abbozzato ma che bisogna far crescere – spiega Bondi - dobbiamo passare dal welfare state alla welfare community. Vuol dire togliere lo stato dal centro della nostra vita e metterci la persona, la responsabilità di ciascuno verso il proprio benessere e verso quello della comunità. Vuol dire mettere al centro la famiglia e la sua capacità di produrre futuro, mettere al centro i corpi intermedi, le associazioni, le cooperative di solidarietà, il capitale umano e sociale diffuso". Questo è in sintesi l’altro versante della laicità spiega Bondi, che su questo crinale di pensiero aveva sviluppato il suo libro "Laici e credenti: una fede comune". "Questa è la rupture che serve all’Italia: mettere i valori individuali in primo piano, rompere gli schemi e far incontrare valori e cose, persone e comunità. Questa è anche la sana laicità". E’ in nome di questa laicità che Bondi parteciperà, il 12 maggio, al Family day: "Ci sarò a nome di Forza Italia e a nome dei cattolici e dei laici, perchè difendere la famiglia vuol dire difendere l’identità dell’Occidente e l’identità di ciascuno di noi."

postato da: enricobalderi alle ore 21:33 | link | commenti
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venerdì, 06 aprile 2007

L'importanza di essere politici

Voto o non voto? L'importanza di essere politici.

 

di Giorgio Gaber

Secondo me, se va avanti così, va a finire che a votare non ci va più nessuno.
No, dico, è una cosa grave. Grave per chi? Per la gente, no. Per i Partiti, nemmeno, tanto rimane tutto uguale. Lo Stato è lì, bello solido. E allora perché è grave? Ma se in America, che sono sempre più avanti di noi, non va a votare quasi nessuno. Che democrazia, eh! Stiamo diventando americani anche in questo.
E pensare che nel dopoguerra si picchiavano per andare a votare. Si picchiavano nelle strade, gran passione, nelle piazze, scontri, comizi, bianchi, neri, repubblicani, monarchici, destra, sinistra, tutti alle urne, anche le donne finalmente. Il suffragio universale.
Adesso, quella domenica lì, quelli di sinistra vanno a Riccione, quelli di destra vanno in Sardegna... il naufragio universale.
Ma perché fate le elezioni d'estate, che vince sempre il mare.
Il fatto è che la gente non pensa, o forse non sa, che appena gli arriva il certificato elettorale… DLIN!... scatta il suo contributo di lire quattromila che verrà diviso proporzionalmente tra i Partiti. Ma se uno non va a votare, le quattromila lire le paga lo stesso? Certo. Ma come sarebbe a dire? Uno entra in un supermercato, non compra la mostarda perché gli fa schifo, mica gliela fanno pagare. E se gli fanno schifo i partiti? DLIN! Quattromila.
Certo che se le quattromila lire invece di farcele pagare ce le dessero, avrebbero risolto il problema dell'affluenza alle urne.
D'altronde il voto è un diritto-dovere. Anche questa è bella. Che sia un diritto lo abbiamo capito tutti. Che sia un dovere, ultimamente non l'ha capito nessuno.
Che mestiere strano quello del politico. È l'unico mestiere in cui uno dice: «Io sono il più bravo». E se lo dice da sé. E te lo scrive, e te lo grida, nelle piazze, nei comizi. «Io sono l'uomo giusto al posto giusto». Complimenti. Quello che mi piace dei politici è la faccia come il culo.
Eccoli qua. Verifichiamo gli schieramenti. Ci mettiamo davanti a un tavolo con tutti gli omini e…
D'Alema di qua, Berlusconi di qua, belli lontani… per ora.
Veltroni vicino a D'Alema, Fini vicino a Berlusconi. Quando si dice "vicino", si fa per dire. Bertinotti a sinistra, più a sinistra, ancora più a sinistra…. Oddio mi è sceso dal tavolo. E adesso come faccio? Prodi… lo mando in Europa. Casini vicino a Berlusconi, più indietro, indietro un casino. Di Pietro da questa parte, anche se andrebbe dall'altra, ma non importa. Maledizione! Cossutta mi sta risalendo sul tavolo. Dini, Dini lo bacio… che diventa un gran figo. Segni… Segni lo butto via. Bossi lo metto su un tavolo a parte, che gioca da solo. La Bonino… la Bonino per ora la tengo qui, in sospeso, poi casomai si fa un referendum. Buttiglione… lo metto di qua e lui salta di là, poi salta di qua, e poi salta di là. Sta' fermo, Rocco! Che mi rovini il giochino! Macché, saltano tutti, Buttiglione, la Pivetti, Scognamiglio, Masi, anche Mastella è sempre lì che si prepara. Ma sì, ma sì, ma sì, saltate pure. Tanto si sa benissimo che invertendo l'ordine dei fattori il prodotto purtroppo non cambia.
E allora come si fa a tacciare di sterile menefreghismo uno che non vota? Potrebbe essere un rifiuto forte e cosciente di "questa" politica.
No, perché non è mica facile non andare a votare. Soprattutto non è bello farlo così, a cuor leggero, o addirittura farsene un vanto. C'è dentro il disagio di non appartenere più a niente, di essere diventati totalmente impotenti. C'è dentro il dolore di essere diventati così poveri di ideali, senza più uno slancio, un sogno, una proposta, una fede.
È come una specie di resa.
Ma al di là di chi vota e di chi non vota, al di là dell'intervento, al di là del fare o non fare politica, l'importante sarebbe continuare a "essere" politici. Perché in ogni parola, in ogni gesto, in qualsiasi azione normale, in qualsiasi momento della nostra vita, ognuno di noi ha la possibilità di esprimere il suo pensiero di uomo e soprattutto di uomo che vuol vivere con gli uomini.
E questo non è un diritto. È un dovere.

 

 

postato da: enricobalderi alle ore 15:20 | link | commenti
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