da IL Tirreno
Il presidente provinciale di An Ronchieri: siamo saliti all’8% premiata la nostra politica
“E’ colpa di Fi se Caffaz non è passato”
Carrara. “Un successo clamoroso di Alleanza nazionale “: dal 5,77% delle amministrative del 2002 all’8 per cento attuale. Non sta più nella pelle dalla contentezza Gianni Musetti, anche per il suo “strepitoso risultato personale”. Il giovane candidato al consiglio comunale, ieri ha fatto il giro di tutti i seggi, e pensa di avere avuto almeno 600 preferenze. “Credo di averne ottenuto un numero impressionante. E sarò, a 21 anni, il consigliere comunale più giovane della storia di Carrara. An dovrebbe avere due consiglieri certi”, forse tre. Nelle spettanze di seggi alla Cdl, se li gioca con Forza Italia.
Sul perché, in una città storicamente poco simpatizzante per la destra, Alleanza nazionale abbia fatto un bel balzo in avanti, Gianni Musetti lo attribuisce “al lavoro fatto in questi anni, che ci ha premiato finalmente. La città ha risposto bene. An è stata premiata nella coalizione perché secondo me c’è voglia di destra nel centrodestra”. Come dire che c’è più voglia di An che di Forza Italia. Ma non ha vinto la Casa delle libertà nel suo complesso e quindi non ha vinto Simone Caffaz.
“Secondo me – dice Musetti- la città non ha capito bene la differenza: il centrosinistra ha giocato sul cambiamento, e i cittadini non hanno compreso che il cambiamento vero sarebbe stato mandare a casa il centrosinistra. Ora ci sarà un ristagno, nessun cambiamento, la solita per altri quattro anni. Noi continueremo nella nostra posizione. L’8% ottenuto da An dimostra che la gente vuole un’opposizione dura che sappia rispondere ai problemi sociali”.
Ma, gli chiediamo, se queste elezioni non le ha vinte Caffaz, è forse perché ogni partito ha corso per conto proprio?
“Troppo personalismo, sì, ognuno ha corso per sé, non per Simone Caffaz. Dovevamo marciare tutti insieme, anche An ha fatto errori nei confronti di Simone, dovevamo promuovere di più la sua candidatura, dovevamo impegnarci di più”.
Ezio Ronchieri, presidente provinciale di An, commenta il risultato del partito: “Nonostante i transfugi, ci siamo rafforzati, raddoppiando i consiglieri comunali, speriamo nel terzo. Un balzo positivo, An si è avvicinata alla gente e la gente l’ha premiata. Sulla politica del turismo e dell’ambiente siamo sempre stati coerenti, anche nel governo centrale. Vedi il responso del Tar sul porto. Qui il voto a nostro favore lo leggo come voto costruttivo e non come voto di protesta dovuto al malcontento della gente. Ripeto: è stata premiata la nostra politica locale e di vertice. Ci dispiace per Caffaz: la colpa non è del candidato, lui si è comportato bene, è bravo; la colpa è di Forza Italia che ha avuto un calo e quindi deve rivedere la propria politica, che non è stata sul territorio sufficientemente chiara come la nostra. Inoltre- conclude Ronchieri- noi guardiamo con attento rispetto l’elettorato che ha votato la lista civica di Carrara Unita di Piero Benedetti, che ha avuto sulle questioni ambientali una politica chiara vicina a quella di Alleanza nazionale”.
| GUSSONI FRANCO | 2.270 | 40,514 % | ||||
| Lista | ||||||
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LISTA CIVICA - VIVERE PONTREMOLI | 11 | ||||
| FERRI ENRICO | 1.950 | 34,802 % | ||||
| Lista | ||||||
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LISTA CIVICA - CARA PUNTREMAL - NUOVA AGORÀ | 3 | ||||
| COCCHI PIETRO CAMILLO | 1.120 | 19,989 % | ||||
| Lista | ||||||
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LISTA CIVICA - CITTÀ VIVA | 2 | ||||
| ZAMMORI PAOLO | 263 | 4,693 % | ||||
| Lista | ||||||
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RIFONDAZIONE COMUNISTA | - | ||||
| Totale Voti ai candidati a Sindaco | 5.603 | |||||
| Totale alle liste | 16 | |||||
| Seggi spettanti | 16 | |||||
| Schede Bianche | 39 |
|---|---|
| Schede Nulle | 86 |
di Marco Taradash
Ok, avevano scherzato. Oggi Il Corriere della Sera affida il suo editoriale a Piero Ostellino, che ci dice in prima pagina quello che, solo e pensoso, in dignitosa controtendenza, scriveva da anni nei deserti campi della pagina delle opinioni: che il bipolarismo in Italia c’è, mancano spesso le idee, più spesso il coraggio, ma insomma la democrazia è quello che è e contano i numeri: “Il successo del centrodestra e la sconfitta del centrosinistra ripristinano il principio dell’alternanza che presiede anche a un bipolarismo come il nostro”. E chi mai avesse voluto interpretare l’intervista di D’Alema al Corriere o il discorso di Montezemolo alla Confindustria come frutto di un disegno politico “dei media”? Macché, si diverte Ostellino, “attribuiva loro poteri e disegni di natura politica che non potrebbero coltivare, e tanto meno manifestare, anche se lo volessero, senza cadere nel ridicolo”. Ma chi dirige il Corriere, Talleyrand? Beh, non so, ma questo è un gran modo di cadere in piedi. Compliments.
Corriere delle mie brame… e brame del mio Corriere. E’ la storia del più grande giornale italiano. Da un lato scalate misteriose per impadronirsi della testata, dalla P2 (un successone) ai furbetti del quartierino (‘na catastrofe). Anomalia tutta italiana, che fa il paio con la proprietà attuale del Corriere, suddivisa in lotti fra i maggiori potentati economici. Dall’altra il giornale che cerca di influenzare il corso della politica. E questo è normale, no? Non proprio. Nei paesi dove la stampa è un potere indipendente, i giornali scendono sì in campo, specie al momento delle elezioni, a sostegno di una parte o di un programma politico. Ma il Corriere fa di più: non si limita a favorire un attore a detrimento dell’altro, ambisce al ruolo di regista, promuove a protagonisti quelle che sarebbero soltanto comparse, si inventa tessiture politiche altrimenti evanescenti. Non è uno specchio, ma un proiettore. Come la Repubblica forse? No, tutt’altro. La Repubblica è uno specchio deformante, che rende mostruosi gli avversari e belli e buoni gli amici, ma la sua scelta di campo è esplicita. E’ un giocatore falloso, ma indossa i colori di una squadra. Il Corriere invece ambisce alla propria indipendenza, la rivendica in testi immortali come, appunto, la “dichiarazione di indipendenza” siglata fra la proprietà e la redazione nel 1973 e sempre riconfermata (anche nell’epoca della P2), fa di questa il segno della propria differenza. E quando decide di scendere in campo indossa i colori di una squadra anglosassone. Vedi l’editoriale con cui Paolo Mieli annunciò il sostegno del giornale alla lista dell’Unione alla vigilia delle ultime elezioni politiche: il direttore volle precisare che la sua scelta non avrebbe in alcun modo influenzato la libertà di esprimere opinioni diverse nei commenti, nei fondi e negli editoriali del Corriere. Impostazione che suscitò la protesta del comitato di redazione, che la giudicò “suggestiva” (traduzione ancora in corso, ndr): “E’ invece tradizione acclarata di tutti gli importanti organi di informazione delle grandi democrazie occidentali, da Le Monde al New York Times al Washington Post, che la linea del direttore si esprima e venga portata avanti con coerenza e continuità negli editoriali, ferma restando la massima apertura di opinioni e interventi”. Primo caso al mondo di un organo sindacale giornalistico che rimprovera al direttore di lasciare troppa libertà di espressione.
In realtà il Corriere aveva già fatto questa scelta, senza gran proclami, nel 1996 (direttore sempre Paolo Mieli) e aveva in precedenza contribuito alla caduta del primo governo Berlusconi facendosi latore (cioè, in linguaggio giornalistico, realizzando un brillante scoop) di una comunicazione giudiziaria per tangenti alla guardia di finanza emessa dalla procura di Milano il 21 novembre 1994 (per inciso, alla fine Berlusconi ne sarà assolto) nel bel mezzo della Conferenza internazionale sul crimine organizzato che Berlusconi presiedeva a Napoli. Direttore anche allora Paolo Mieli.
Scottato dai precedenti il Corriere ha cercato stavolta di sostenere Prodi anche dopo le elezioni. Prima si è inventato l’ottima ma velleitaria agenda Giavazzi, dando quotidiana voce all’ala riformista dei Ds e all’eterogeneo gruppo dei “volenterosi”, poi ha favorito l’emigrazione di Marco Follini dall’Udc, poi ha pompato all’inverosimile l’alternativo (a Berlusconi) Casini. Fino al commento post elezioni amministrative del vicedirettore Pigi Battista che dà di nuovo la linea: basta con la sinistra che fa la sinistra, tutti stretti intorno a Padoa Schioppa, subito un leader vero per il Partito Democratico.
E però ormai lo sanno a via Solferino che tutto questo non basta. E infatti il Corriere è impegnato da un po’ alla costruzione della Terza Repubblica. Qualcuno potrebbe vederci qualche analogia colla vicenda del gran burattinaio che si impadronì del Corriere alla fine degli anni Settanta e che ne fece un potentissimo strumento di influenza politica. Certo, anche allora il Corriere cercò di tessere in prima persona la trama politica del paese. Ma l’analogia finisce qui. Il “Piano di Rinascita democratica” di Licio Gelli era soltanto una copertura di facciata per realizzare imprese molto più losche e mediocri nel campo degli affari e del potere. In realtà la P2 si guardò bene dal mettere in discussione gli equilibri politici dell’epoca: sostenne con fervore il compromesso storico di Berlinguer e Aldo Moro, la linea della fermezza di Pci e Dc contro le Br, foraggiò senza limiti i debiti di Dc, Pci e Psi e dei loro quotidiani di partito, si ramificò in ogni ambiente garantendo il potere a chi ce l’aveva e promettendolo a chi vi aspirava.
Oggi il disegno è tutt’altro. Il paragone giusto è con la prima direzione Mieli. Allora, nel 1994, Mieli aveva puntato molto sull’ingenuità di Occhetto; ora conta, con riserva, sulla spregiudicatezza di D’Alema. All’epoca del crollo della prima repubblica aveva tenuto bordone ai magistrati di Mani Pulite; ora si impegna nel fai da te, coalizzando intorno a un bel libro di due firme prestigiose del Corriere (Stella e Rizzo) le forze che intendono demolire la Casta. Monti, Montezemolo e Montesquieu (quello dei limiti al potere politico) sono le tre emme intorno alle quali si sviluppa oggi il progetto che la quarta tenacemente persegue: la bella politica, immune dai vizi dellla corruzione, dello spreco e dell’arricchimento personale. Come dargli torto? Ma ora come allora l’idea di fondo è la stessa, ed è sbagliata: arrivare a un bipolarismo di stampo europeo, (e quindi) senza Berlusconi. La storia politica della seconda repubblica si è retta però intorno all’assioma contrario: o Berlusconi o niente bipolarismo. Vista la qualità dei progetti in circolazione e la caratura dei potenziali leader è facile prevedere del resto che ancora a lungo Berlusconi potrà dire tranquillamente: “le bipolarisme, c’est moi”. E così ancora una volta il Corriere fallirà nel suo tentativo di supplenza. E magari, chi lo sa, si renderà conto che vestire di panni anglosassoni i consueti intrecci fra stampa, denaro e potere, e dar vita artificiale alle proprie chimere politiche, non è il modo più saggio per rovesciare il sistema delle caste.
da www.riformatoriliberali.org
| Le cifre del successo di Forza Italia alle elezioni amministrative |
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Le elezioni amministrative segnano un’affermazione senza precedenti dei candidati della Casa delle Libertà e un successo politico inoppugnabile dell’opposizione. |
dal sito www.forzaitalia.it
Da Il Tirreno del 29/05/2007
Il verdetto delle urne
“Battuto perché ho fatto errori”
Caffaz: ma il risultato personale è positivo
Carrara. La sconfitta brucia: Simone Caffaz, il candidato della Cdl “allargata” che ha puntato la sua campagna elettorale sul cambiamento, aveva creduto fino all’ultimo nel ballottaggio. Nella notte del 28 maggio, analizza a caldo il risultato mettendoci dentro anche la pioggia che secondo lui ha giocato a suo sfavore, tenendo una parte di elettori lontano dalle urne. “L’astensionismo ha pesato: credo che abbia interessato maggiormente l’elettorato di centrodestra”. E aggiunge: “Sono stato votato da molti di sinistra, come Zubbani ha preso voti anche a destra. Una scomposizione e ricomposizione dell’elettorato che avevo previsto”.
E aggiunge: “Sono stato votato da molti di centrosinistra, così come Zubbani ha preso voti anche a destra. C’è stata la scomposizione e ricomposizione dell’elettorato come avevo previsto. Certo, della sconfitta, sono il primo responsabile, ma ho preso più voti personali di quelli delle liste che mi sostengono. Questo mi fa piacere come risultato personale, ma impone anche una riflessione. Noi avevamo capito il malcontento che c’era nella città e nel centrosinistra, e il voto disgiunto ne è stata una dimostrazione”. Ma non è bastato a fermare il centrosinistra né Angelo Zubbani che passa al primo turno. Nel corso del pomeriggio Simone Caffaz era stato più ottimista, nelle varie interviste rilasciate a emittenti televisive: le prime sezioni scrutinate erano state quelle nelle zone a monte, “zone rosse” aveva sottolineato, per cui era “fiducioso di arrivare al ballottaggio”, quando il piano avesse “preso il sopravvento” e la forbice con Zubbani fosse arrivata al 50 per cento. Ma non è stato così. In tarda serata Caffaz era davanti al municipio. Solo 8 o 9 sezioni scrutinate ufficialmente, ma i dati ufficiosi rimbalzati da un partito all’altro, su un numero maggiore di seggi, davano Zubbani nettamente sopra quel fatidico 50%. Così il candidato della Cdl aveva fatto un nuovo punto sulla situazione: “Credo che Zubbani possa vincere al primo turno. D’altra parte i partiti del centrosinistra partivano dal 62 per cento circa. Ma mi sorprende che a Marina Zubbani sia andato sopra il 50%, evidentemente una parte dell’elettorato di centro destra a Marina lo ha votato, per effetto di quell’emorragia di voti fra destra e sinistra di cui ho parlato”. L’ipotesi che il centro destra (nel quale c’erano state polemiche inizialmente sulla sua candidatura) non lo abbia voluto premiare portandolo alla vittoria, tende a escluderla. Ma ieri il clima durante le operazioni di scrutinio, era strano in casa Cdl: nella sede del comitato pro- Caffaz, si è vista la presenza di Forza Italia con il senatore Massimo Baldini e quella del coordinatore locale del partito Angelo Borghetti, mentre An era altrove. Come se i partiti avessero deciso di vivere separatamente quei momenti. Una riflessione che ha espresso lo stesso Caffaz. E sul fatto che Forza Italia sia calata passando dal 20 (amministrative del 2002) al 16 per cento nel voto di lista, Caffaz lo legge come un travaso: “Ha pagato i passaggi nel centrosinistra. Fuoriusciti da Fi, confluiti nei socialisti”.
Alle 23,30 Caffaz aggiunge: “Mi sono attestato sulle stesse percentuali del primo turno di Giulio Andreani nel 2002, prendo il 6% di voti in più rispetto alla somma delle mie liste. Come voti secchi forse ne ho anche più di Zubbani. Io non mi lamento del mio risultato personale. Ma è chiaro che abbiamo perso. Ci dispiace. E mi ritengo il principale responsabile di questa sconfitta, non mi nascondo dietro un dito. Le principali colpe me le prendo io. Uno degli errori commessi: non fare una lista riconducibile al candidato sindaco, col nome. Poteva essere una strada percorribile”.
In quanto alla flessione di Fi, non la giudica un fatto grave: “Dal 2002 sono uscite persone, mi aspettavo questa percentuale attorno al 16%”. E ora? “So che Zubbani ha fatto un appello a una opposizione costruttiva e lo accolgo, lo avevo detto in campagna elettorale, a prescindere dall’esito del voto: questa potrebbe essere una legislatura per portare contributi superando la forte conflittualità fra maggioranza e opposizione che si è registrata finora, ma occorre la chiarezza dei ruoli, senza trasformistici”.
“Da qui- ribadisce Simone Caffaz- la mia disponibilità e dialogare sui temi più importanti della città. L’appello di Zubbani è quindi teoricamente raccolto, ora occorre agire senza inciuci. Confrontiamoci pertanto sui temi più importanti della città”. Insomma, si profila una legislatura meno litigiosa? Lo vedremo ai prossimi consigli comunali.
Intanto Caffaz, nella notte forse più lunga della sua vita, si rivolge ai suoi elettori: “ci tengo a dire che noi onoreremo la fiducia che i cittadini ci hanno dato”.
Cinzia Carpita
Da La Nazione
Centrodestra . Unico punto d’accordo: la difesa di Caffaz
Cdl allo sbando, recriminazioni e veleni “Colpa di Forza Italia”. “No, dei partitini”
Forza Italia: “Nel centrodestra gli unici ad andare bene siamo stati noi, una certa politica di Forza Italia ormai non paga più”. Noi, noi, noi: dopo la sconfitta, dalle parti della Casa delle Libertà ognuno parla per sé e, soprattutto, ognuno se la prende con gli altri. A dire il vero, però, nessuno ancora se la sente di prendersela con Simone Caffaz, lex candidato in pectore. Non se la prende con lui Angelo Borghetti, commissario comunale degli azzurri, che dice: “Il candidato a sindaco ha camminato con le sue gambe, e ha camminato bene: lo dimostrano i suoi voti personali, quasi sul livello di quelli incassati da Zubbani”. E anche Ezio Ronchieri, coordinatore provinciale di An, l’uomo che fino all’ultimo ha tenuto sulla graticola la candidatura- Caffaz, si lascia andare ad un riconoscimento nei confronti del giovane alleato: “Guardate che lui ha fatto bene. Casomai, sono stati altri ad aver deluso”. E a questo punto sono recriminazioni incrociate.
Ad ascoltare Forza Italia, oltre alla delusione arrivata da “partitini capaci di portare a casa soltanto il 5 o 6 per cento dei voti”, ci sarebbe anche il tormentone- candidatura dei mesi scorsi ad aver frenato la corsa elettorale della Cdl. Dice Borghetti: “Se qualcuno (Alleanza Nazionale, ndr) non si fosse messo di traverso, e non avesse aspettato sei mesi prima di dare il via libera, a questo punto la coalizione avrebbe il 4-5 per cento di consensi in più”. Ossia una percentuale capace di scollare il centrodestra da quel 35 per cento che invece oggi lo tiene inchiodato al solito risultato ottenuto nel 2002, quando alla guida c’era con Giulio Andreani.
Prendete l’Udc- aggiunge Borghetti- ha portato a casa solo 400 voti: non è con questi numeri che potevamo pretendere di vincere”. Fratelli coltelli. “Eppure a me sembra che gli unici ad andare bene, nella Cdl, siamo stati noi di An”, dice Ronchieri. Ed è evidente la sua soddisfazione per il risultato del partito, “migliorato di quasi due punti rispetto alle ultime amministrative, a dimostrazione che la nostra politica su ambiente, turismo e porto è stata decisamente capita dall’elettorato”. E poi lui è sicuro: “La politica di Forza Italia proprio non paga: qui serve una federazione unica del centrodestra, è inutile che i nostri partiti continuino a ragionare ognuno per sé”.
E così, uno dice bianco e l’altro dice nero, e ognuno si tiene le sue idee. E nel frattempo tutti si tengono la sconfitta che fa male. A qualcuno malissimo-
David Bruschi
Da La Nazione del 29/05/2007
“Ha vinto il solito clientelismo”
Caffaz: “Ma naturalmente mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta”
Nella lunga maratona per conquistare la poltrona più ambita della città, Simone Caffaz è arrivato secondo, e che in questa competizione la piazza d’onore non abbia lo stesso valore di un argento olimpionico non v’è alcun dubbio. Tuttavia, dall’analisi dei dati disponibili al momento in cui scriviamo, emerge un dato significativo, che rende meno amara la sconfitta: il candidato a sindaco della CDL “allargata” ha ottenuto circa il 6% in più della somma dei voti raccolti dalle liste a lui collegate, laddove Angelo Zubbani, il rivale, ora sindaco in pectore, ha ottenuta la medesima percentuale in meno. Inoltre, Caffaz è stato premiato da una notevole quota di voto disgiunto uscito dalle fila del centrosinistra, alla stessa stregua di quanto il voto disgiunto ha penalizzato il suo diretto avversario. Ciò se da un lato dimostra che la più volte rimarcata “trasversalità” della coalizione ha fatto presa in una discreta fetta di elettorato, dall’altro è un indicatore inequivocabile che qualcosa non è andato per il verso giusto, nei partiti (Lega Nord sotto allo 0,5%, Udc poco sopra all’1,5%, An sotto al 7,5% e Fi poco sopra al 16%) così come nelle liste civiche (Carrara Libera, il cosiddetto “fianco sinistro”, sotto al 2%,; Alleanza Carrarina e Lorenzoni per Carrara entrambe poco sopra all’1%). Abbiamo chiesto a Caffaz una prima lettura di questi numeri.
“Dai dati ufficiali finora disponibili, emerge che la somma dei voti presi dalle lista di Angelo Zubbani è più che doppia rispetto alla somma dei voti conseguiti dalle mie liste. Questo è l’elemento che fa la differenza, ma non significa che io stia cercando delle attenuanti: mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta”.
Inevitabile chiederle cosa non ha funzionato…
“E’ presto per dirlo. Certo è che molti degli scontenti di sinistra hanno avuto il coraggio di dare un voto disgiunto, mentre i disamorati di centrodestra pare non abbiano votato…”.
Come mai il vento protesta, foriero della nascita di decine di comitati e movimenti, non ha prodotto quell’alternanza da più parti invocata?
“Perché Carrara è una città povera in cui troppe persone campano di clientele o di politica. La voglia da cambiare si scontra con il terrore di dover abbandonare i privilegi per rimettersi in gioco in un sistema meritocratico, che apre molti scenari, ma comporta altrettanti rischi”.
E’ il solito tormentone del”cambiare tutto perché tutto resti come prima…”
“Proprio così: finchè non si verificherà un mutamento di mentalità, questa città no potrà cambiare”.
Parliamo di Forza Italia. Alla presentazione della lista lei disse testualmente: “Siamo un partito talmente forte che rimarremo al primo posto in città”, invece il dato provvisorio indica circa il 16%...
“Forza Italia nel 2002 ottenne il 20%. Il partito è stato indebolito dalle fughe dei trasformisti, infatti non è un caso che i Socialisti Uniti abbiano fatto un balzo in avanti”.
Quanto possono aver inciso le polemiche sorte attorno alla sua candidatura e il fatto che il centrodestra non abbia scelto la strada delle primarie?
“La mia candidatura è stata ratificata solo all’ultimo da An, è vero, tuttavia in campagna elettorale si sono comportati bene, sebbene abbia avuto notizia di qualche voto disgiunto a mio sfavore che mi amareggia un po’. Poi, il fatto che Zubbani abbia beneficiato di due campagne elettorali ha influito di sicuro sulla sua popolarità. Se anche noi avessimo indetto le primarie forse le cose sarebbero andate diversamente, come è altrettanto palese che se io non mi fossi mosso un anno fa oggi le ferite sarebbero ben più profonde”.
Cosa non rifarebbe?
“Penso di aver fatto tutto quello che era nelle mie possibilità”.
Cosa farà da domani?
“Cercherò di onorare, come ho sempre fatto d’altronde, la fiducia di migliaia di carraresi che hanno creduto e continuano a credere in me”.
Massimo Binelli