
Roma, 27 set. (Apcom) - I militari birmani hanno aperto il fuoco contro la folla scesa in piazza a Rangoon per il decimo giorno consecutivo, uccidendo diverse persone, tra cui due giornalisti, un giapponese e un altro cittadino straniero, entrambi probabilmente fotografi. Sono stati raggiunti entrambi dal fuoco delle forze dell'ordine, che stanno hanno scatenato una caccia ai reporter stranieri. I soldati avevano lanciato un ultimatum ai manifestanti radunati davanti alla pagoda Sule, nel centro della città, minacciando "misure estreme" se non si fossero dispersi dal centro della città. E sembra sia in corso una vera e propria caccia alla stampa straniera. Erano circa 70.000 le persone che oggi hanno aderito alla protesta contro la giunta militare, all'indomani dei primi scontri tra forze dell'ordine e manifestanti che hanno causato almeno un morto e diversi feriti, stando al bilancio confermato dalle autorià. Secondo i dissidenti presenti all'estero sarebbero invece otto le persone uccise ieri.
Oggi, i manifestanti si sono diretti verso la pagoda Sule, cantando l'inno nazionale e inneggiando al generale Aung San, eroe dell'indipendenza e padre della leader della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi, da anni agli arresti domiciliari. "Dateci la libertà, dateci la libertà", hanno urlato alcuni dimostranti, arrabbiati per i raid condotti la scorsa notte nei monasteri, in cui i religiosi sono stati picchiati e arrestati. I militari hanno prima intimato ai manifestanti di disperdersi, quindi hanno usato gas lacrimogeni e colpi di avvertimento, infine hanno aperto il fuoco contro la folla. E' stato lo stesso ministero degli Esteri birmano a informare poi le autorità giapponesi della morte di diverse persone nella proteste odierne, dopo aver confermato il decesso della vittima nipponica.
La scorsa notte, le forze di sicurezza birmane hanno assaltato due monasteri di Rangoon, picchiando e arrestando oltre 100 monaci. Nei giorni scorsi, i religiosi avevano di fatto assunto la guida delle proteste in corso nel paese dalla metà di agosto, per il rincaro del prezzo del carburante. Oggi per le strade erano presenti soprattutto giovani. Sempre nella notte di ieri, la polizia ha arrestato il portavoce della leader della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi, e un membro dello stesso partito: Myint Thein e Hla Pe. Fermato anche un ex parlamentare, esponente della minoranza Chin, Pu Yin Shin. La leader dell'opposizione e Premio Nobel per la pace si troverebbe invece ancora nella sua casa, agli arresti domiciliari, dove sono state rafforzate le misure di sicurezza. Lo ha affermato un diplomatico asiatico, che ha smentito così le voci di un suo trasferimento al famigerato carcere di Insein.
Sul fronte diplomatico, i Rappresentanti permanenti degli Stati membri della Ue (Coreper), riuniti oggi a Bruxelles, hanno deciso di rafforzare il sistema di sanzioni già in vigore, decidendo di mandare al contempo un segnale di solidarietà ai cittadini della Birmania. La la scorsa notte il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha invitato la giunta militare "alla moderazione" e ha deciso di inviare sul posto Ibrahim Gambari, inviato speciale nel paese del Segretario generale Ban Ki-moon. Anche da Pechino, alleato dei militari, è giunto un analogo appello alla moderazione alla giunta e ai manifestanti. Forte monito arriva di nuovo oggi da Londra, che ieri aveva chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza: il premier Gordon Brown ha infatti intimato alla giunta di ritirare le truppe, sottolineando che "l'età dell'impunità è finita".











