Nella notte tra Sabato e Domenica a Marina di Carrara, zona "Lombardi", è successo il finimondo, come avrete potuto leggere sui quotidiani di oggi, io ero andato via da poco e non ho assistito alla scena anche se ieri mi è stato riferito tutto quanto, non mi starò a soffermare sui dettagli che sinceramente mi interessano poco, mi preme invece sottolineare un altro aspetto: sono anni che quella zona è a rischio, ogni Estate è sempre peggio, i commercianti hanno denunciato questi fatti in ogni modo eppure non si è fatto nulla per risolvere il problema. Risse, gente che spaccia, vetrine dei negozi distrutte, sono oramai all'ordine del giorno, mi chiedo se dobbiamo aspettare il classico morto prima di fare interventi seri, così come sempre succede in Italia la pagheranno i bravi ragazzi. Ieri mentre mi raccontavano quanto accaduto, io già prospettavo loro la chiusura totale della zona, perché è il nostro unico modo per risolvere i problemi.
I primi due interventi da fare sarebbero semplici e molto efficaci: telecamere sulla zona come funziona per gli stadi, così da identificare immediatamente chi compie un reato e il Sabato sera un presidio fisso di carabinieri o polizia che si alternino di settimana in settimana. Non mi sembrano cose impossibili da mettere in atto.
Luca Vinchesi
I FATTI DEL BUONGOVERNO: Decreto sicurezza, rispettati gli impegni con gli italiani
25 giugno 2008 ore 16:19
È passato al Senato, con ampia maggioranza, il decreto sicurezza. L’esecutivo mantiene così gli impegni assunti con gli italiani e volta pagina, con misure mirate, responsabili, adottate per restituire ai cittadini una maggiore sicurezza e una più salda fiducia nelle istituzioni.
I provvedimenti previsti nel decreto costituiscono una svolta, chiudono un periodo di lassismo e di incertezza del diritto e della pena che, soprattutto durante lo sgoverno delle sinistre, avevano diffuso fra gli italiani un crescente senso d’insicurezza di fronte agli attacchi una malavita diffusa, rinforzata dagli innesti di criminalità straniera. Lo Stato finalmente c’è e risponde alle attese dei cittadini dotandosi di strumenti più efficaci e incisivi per contrastare la criminalità organizzata e comune, per ridurre la presenza degli immigrati clandestini e per rendere più certa e rapida la macchina giudiziaria.
Immigrazione – L’Italia non sarà più il “ventre molle d’Europa”
Col decreto si ampliano i casi d’espulsione su ordine del giudice per gli stranieri condannati. Viene espulso chi è condannato a due anni di reclusione (prima il limite minimo per far scattare il provvedimento era di 10 anni). Se l’autore di un reato è un clandestino, si procede all’arresto immediato, anche se non c’è flagranza, si processa per direttissima.
È passata anche la norma che considera la clandestinità un’aggravante: se a commettere un reato è un immigrato irregolare, la pena relativa sarà aumentata di un terzo. Il tam-tam dei nuovi negrieri, che organizzano i viaggi dei clandestini, non descriverà più l’Italia come un Paese “facile”, dal quale una volta arrivati non si viene mai cacciati, qualsiasi cosa si faccia. Nel decreto ci sono anche nuove, severe norme per colpire gli italiani che sull’immigrazione clandestina lucrano. Previsto il carcere dai sei mesi a tre anni per coloro che “al fine di trarre ingiusto profitto” affitta o dà alloggio agli irregolari. Prevista anche la confisca delle case date in fitto. Inasprite, inoltre, le pene per chi dà lavoro a immigrati senza permesso di soggiorno.
Processi: corsia preferenziale per i reati più gravi
Per consentire che la giustizia possa perseguire più rapidamente i reati più gravi, vengono sospesi per un anno i processi relativi a reati meno gravi, che prevedano una condanna non superiore a 10 anni. Perché scatti la sospensione, questi reati meno gravi devono essere stati commessi prima del 30 giugno 2002 e lo stato della procedura deve essere fra l’udienza preliminare e il dibattimento di primo grado.
L’opposizione su questa norma ha imbastito una campagna di propaganda strumentale, sostenendo che sia stata introdotta per favorire il premier. È una menzogna, lo scopo e di dare la precedenza a processi per episodi gravi, per evitare – è successo troppo volte – che boss accusati di reati da ergastoli siano scarcerati per decorrenza dei termini, dato che la macchina giudiziaria è intasata da tante cause di minor rilevanza. Sono esclusi dalla sospensione, anche se il limite della pena possibile non supera i 10 anni, i processi in cui gli imputati sono detenuti, quelli per terrorismo, per reati contro i minori, per fatti di criminalità organizzata e per l’inosservanza delle norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro. Come si vede, c’ anche una particolare attenzione per colpire i responsabili delle “morti bianche”.
A sgonfiare le tesi dell’opposizione, nei giorni scorsi, anche gli interventi di magistrati di diversi distretti, i quali hanno sostenuto la legittimità e l’utilità della sospensione in un sistema giunto quasi al collasso.
Criminalità comune
C’è un grande impegno del governo per rendere più visibile la presenza e l’azione dello Stato nelle strade, nei quartieri, nelle periferie degradate. Al potenziamento delle forze dell’ordine – per le quali il governo precedente aveva ridotto organici e mezzi – si affiancherà, in caso di emergenze particolari, l’uso dei militari, che saranno impiegati in non più di tremila uomini e per non più di sei mesi.
Il giro di vite contro la malavita è netto: è stato anche ampliato il numero dei casi per i quali non si può più concedere la sospensione della pena: niente scarcerazioni facili per chi commette violenza sessuale o violenza sessuale di gruppo o spaccio di droga; saranno esclusi dalla sospensione anche i furti e le rapine commessi c on l’aggravante della clandestinità.
Con l’introduzione di un’altra aggravante, nel decreto viene prevista la pena dell’ergastolo per chi uccide un ufficiale di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria.
Proprio per rendere più coordinato e fruttuoso l’impiego di tutte le forze dell’ordine, sono previsti, poi, speciali poteri per i prefetti e per i sindaci. La polizia municipale avrà un ruolo più importante sul fronte della sicurezza. Sindaci e prefetti potranno segnalare gli immigrati da espellere o allontanare perché pericolosi per la pubblica sicurezza. Come si vede, tutte le misure determinato un contesto ampio e coordinato di prevenzione e di repressione, non sono misure slegate. Per rispondere a un’esigenza molto sentita dalla pubblica opinione, infine, sono state aumentate per pene (adesso andranno da 3 a 10 anni) per coloro che provocano incidenti mortali mettendosi alla guida ubriachi o sotto l’effetto di stupefacenti. I loro veicoli saranno confiscati.
Mafia e mafie
Giro di vite anche contro la criminalità organizzata. Pene più severe (aumenta di due anni la reclusione per l’associazione mafiosa) e procedure più snelle per individuare e confiscare i beni dei boss e dei loro tirapiedi. I mafiosi già condannati, inoltre, non potranno usufruire del gratuito patrocinio. Va segnalato che le sanzioni più severe e il carcere duro previsto dall’articolo 41 bis, vengono estesi anche agli appartenenti alle mafie importate: cinese, russa, albanese, eccetera. Il crimine organizzato e globalizzato avrà vita meno facile.
Gli altri chiaccherano, parlano di magnaccia e veline, ma le chiacchere stanno a zero. Noi preferiamo i Fatti.
Sono rimasto francamente esterrefatto dalle dichiarazioni del sindaco Zubbani pubblicate oggi sulla stampa. Il nostro atteggiamento questa settimana,nel corso della vicenda del Politeama, è stato di grande rigorestituzionale: nei momenti difficili una città deve unirsi al di là delle contrapposizioni politiche e di schieramento. Poi, terminata l’emergenza, bisogna fare chiarezza sulle responsabilità e, per questo, abbiamo chiesto e torniamo a chiedere l’istituzione di una commissione d’indagine per far chiarezza a 360 gradi sulle problematiche e gli abusi della struttura del Politeama.In questo contesto si inserisce il documento inviato ieri alla stampa dal sindaco Zubbani. Esso è incomprensibile e inaccettabile sia per i toni usati che per il contenuto. I toni sono sinceramente eccessivi, aggressivi, probabilmente derivano dalla consapevolezza della perdita di consenso che la vicenda ha portato al sindaco e alla giunta e, per questo, sono volti a cercare un capro espiatorio che non esiste. Cosa c’entra il supposto “clima di veleni che da anni aleggia” in città con quello che è accaduto al Politeama? E non era stato lo stesso sindaco a vantarsi fino a qualche giorno fa di essere riuscito nell’impresa di superare questo “clima di veleni”?E’ però nel contenuto che il documento è del tutto da rigettare. Anche perché la polemica il sindaco se l’è creata da solo. Non è stato forse lui che ha detto l’altra sera in consiglio comunale di aver nominato due professionisti “al di sopra di ogni sospetto”? Adesso rigira la frittata asserendo di aver solo affermato che “nessuno dei due ha mai ricevuto incarichi dalla proprietà dell’immobile”. E se anche fosse (e non è), cosa c’entra questo arrampicamento sugli specchi con l’opportunità politica di aver assegnato l’incarico a un professionista, pur validissimo, ma già rinviato a giudizio e poi assolto perché, nella circostanza, pur essendo un tecnico non svolgeva un ruolo tecnico? E’ poi è la conclusione del ragionamento di Zubbani che proprio non fila e anzi insinua, in questo caso è proprio il caso di dirlo, dei sospetti. Cosa significa che Zubbani nominerà “esperti di piena fiducia sua e dell’amministrazione per ottenere l’unico scopo di dissolvere dubbi e veleni che da troppi anni aleggiano in città”? Significa che egli ritiene i conclamati abusi edilizi compiuti al Politeama “dubbi e veleni da dissolvere”? E allora,nell’ambito della “cultura del sospetto” che Zubbani dice di voler rigettare ma che in realtà alimenta, mi sia consentita una considerazione: non è “i dubbi e i veleni” sugli abusi edilizi al Politeama sono “da dissolvere” perché potrebbero aver visto come protagonisti alcuni “notabili del PSI nella prima repubblica”, tutti compagni di partito dell’attuale sindaco?
Il portavoce dell'opposizione, Simone Caffaz
La giungla sotto casa
Si tratta di due proprietà aventi stabili e terreni che occupano una vasta superficie (a occhio minimo 1500 metri quadrati), ubicati in Via Monzone - angolo Via Casola.
Da anni sono abbandonati e puntualmente sono occupati abusivamente da extracomunitari, i cittadini lamentano odori nauseabondi derivati da rifiuti di ogni tipo e dalla presenza di animali (gatti,topi e quantaltro),sembra una giungla!!
Lo scenario fa da cornice al giardino pubblico adiacente, anch’esso versa in uno stato indecente: erbacce, cartoni e rifiuti, il tutto condito da deiezioni canine e da rami che penzolano oramai da mesi, insomma uno scenario da girone dantesco. La rete che recinta il giardino comunale è stata tagliata. Siamo di fronte a un forte rischio igienico ambientale e a un palese stato di degrado pubblico e privato. Denunceremo al Sindaco e agli organi competenti l’attuale stato della suddetta zona di Avenza (immersa nel centro abitato). L’area interessata occupa un perimetro di oltre 2000 metri quadrati!!!
Ho parlato con una pattuglia della Poliza di Stato, i due agenti mi hanno riferito che più volte sono intervenuti personalmente, ed hanno allontanato persone che dimoravano abusivamente negli stabili, anche il milite della Caserma dei Carabinieri di Avenza mi ha raccontato di analoghi interventi dell’Arma
Avenz ainvasa dai piccioni
Piazza Finelli e la Chiesa di San Pietro invase dal guano dei piccioni
Escrementi di piccione disseminati ovunque, un tanfo insopportabile, e la presenza di grossi topi che vengono attirati dagli avanzi di cibo che alcuni frequentatori della Piazza lanciano ai volatili.
Questo è lo scenario che si presenta agli abitanti e ai visitatori del centro storico avenzino. Un problema olfattivo, certo, ma anche un rischio igienico: chi ci dice che i volatili non siano portatori di malattie e infezioni?
E i topi? Dopo una nostra segnalazione, ci è stato riferito che la zona sarebbe stata sottoposta a derattizzazione, ma i cittadini lamentano ancora la presenza di topi.
Piccioni o colombi o topi e tarponi, insomma il disagio sta assumendo i contorni di un piccolo allarme igienico-sanitario
Suggeriamo al Sindaco di ricorrere al mangime anticoncezionale, un sistema che rende sterili gli esemplari femmine di questi volatili senza però ucciderli.
Il mangime in questione viene trattato con un farmaco, la nicarbazina, dall’effetto temporaneo e quindi reversibile. I chicchi di mais, troppo grossi per essere beccati da altri uccelli, dovrebbero garantire un intervento mirato, a bassissimo impatto ambientale.
Intervento di Alessandro Antichi
Firenze, mercoledì 25 giugno 2008 (apparso integralmente sul Tirreno di giovedì 26 giugno 2008)
Il ministro Renato Brunetta ha appena cominciato il suo lavoro. Il suo primo, già grandissimo, risultato è stato quello di cominciare a parlare un linguaggio comprensibile, semplice, di verità e di libertà.
Liberarsi dall'ipocrisia del politicamente corretto è la prima rivoluzione liberale, necessaria a chi vuole veramente mettere in discussione la dittatura dello status quo.
Brunetta ha recentemente ripetuto, da ministro, ciò che ha sempre detto, anche da europarlamentare e da professore: in Toscana il voto è comprato o indotto da una burocrazia gonfiata. Parole che hanno suscitato una reazione, da parte del vicepresidente Starnini, talmente surreale da sfiorare il ridicolo.
Brunetta ha detto parole di verità che, riprendono i temi e le battaglie della nostra opposizione civico-liberale. Il costituendo Popolo Toscano della Libertà, così come le tante liste civiche e i sempre più numerosi ribelli interni alla stessa sinistra toscana, hanno da anni cominciato a pubblicare, nero su bianco, gli impressionanti dati sul numero dei Toscani che vivono, direttamente o indirettamente, di politica; i numeri delle partecipate che nascondono i veri costi impropri della cattiva politica; le cifre del precariato clientelare creato dalle giunte di centrosinistra; lo scandalo della moltiplicazione di incarichi e consulenze; gli sprechi della distribuzione a pioggia di contributi pubblici.
Dati, numeri, cifre, che non possono essere negati. Né infatti Starnini nemmeno ci prova, preferendo alzare un polverone di parole, che suonano vuote. Un piccolo saggio di quel professionismo della cattiva politica, che è professionismo nella capacità di impedire alla gente di capire come le cose stanno realmente.
Il popolo toscano, invece, sa come stanno le cose: gli eredi del vecchio PCI sono alla guida di un "sistema".
Una stessa oligarchia esercita il potere negli enti locali, nelle fondazioni bancarie, nelle cooperative, nell'associazionismo, nelle strutture socio-sanitarie, negli enti culturali, nella RAI regionale, mettendo a frutto ogni possibile sinergia per procurare "casa e lavoro" al proprio elettorato fidelizzato.
Questa egemonia, esercitata dalla vecchia sinistra toscana nella nostra terra, è una cosa seria. Le persone del PCI di una volta la rivendicavano, ne discutevano pubblicamente, nelle sedi di partito, con serietà, i necessari limiti e le possibili correzioni. Non la negavano, come fa oggi Starnini, con un linguaggio obsoleto da agit-prop.
Le ragioni storiche dell'egemonia sono complesse. La sua legittimazione democratica è stata, sinora, indiscutibile e indiscussa. Il PCI divenne, a partire dalle elezioni amministrative del marzo 1946, il partito di raccolta e di rifugio del popolo toscano, dopo gli orrori della guerra.
Solo dopo un sessantennio, solo oggi, grazie al cambiamento d'aria e dei cuori della nostra gente, forse anche grazie alla critica serrata esercitata da una opposizione civico-liberale maturata e incarnata da persone specchiate e capaci, percepiamo che l'elettorato toscano è pronto all'alternanza anche qui, nella roccaforte rossa, dove fino a ieri sembrava impensabile.
Carrara rappresenta al meglio quanto detto da Brunetta e Antichi, basta vedere anche quanto scritto dal "Sole 24 ore" prima e da Borghetti poi, teniamo in vita aziende come la Cat solo perché non si possono lasciare a casa i dipendenti, così ogni anno anziché avere gli utili dalle partecipate il Comune deve coprire i buchi ed evitare il loro fallimento, tutto questo naturalmente sulla pelle di noi cittadini, ma ora è difficile porre rimedio a questa situazione, si dovrebbe azzerare tutto e ripartire, non è semplice, sarebbe saggio però iniziare a dare queste società in mano a manager e tecnici, non agli amici che hanno lavorato in campagna elettorale e devono essere gratificati, perché i risultati poi si vedono.
Non parliamo poi di clientelismo, dove nella nostra città si sfiorano cifre record, del resto i comunisti negli anni passati hanno costruito una rete che gli garantirà il governo di Carrara ancora per molti anni, non me la sento di criticare la persona che vota un partito perché gli ha dato un lavoro, ma critico il sistema che non dovrebbe fondarsi su questo schifo, è la morte della democrazia.
Luca Vinchesi
L' Opinione Edizione 206 del 25-09-2007
Cari amici,
Dopo i buchi nei conti della Progetto Carrara,
Dopo Gaia e le bollette salate,
Dopo i misteri della Tassa marmi,
Dopo la fallimentare gestione delle municipalizzate carraresi,
Sono senza parole...spero che anche il Sindaco e la giunta domani lo siano.
Enrico Balderi