Oggetto: Forza Italia Giovani di Carrara anticipa le tappe del Popolo della Libertà
La cosiddetta circolare “Verdini-La Russa” che indica le prime tappe di avvicinamento alla costituzione del Popolo della Libertà sposa appieno la decisione già assunta dal nostro gruppo di Forza Italia Giovani di cambiare la nostra denominazione in “Forza Italia Giovani, verso il Popolo della Libertà”.
Sempre secondo il documento emanato dalle segreterie romane, al più presto i partiti fondatori dovranno dar vita a dei coordinamenti congiunti per gettare le basi del futuro partito. Il nostro movimento vuol rilanciare a tutti i gruppi politici, associazioni o circoli giovanili che si riconoscono nel progetto berlusconiano la disponibilità ad avviare assieme, e al più presto, questo progetto. Per tanto tramite i Nostri rappresentanti locali avvieremo un primo percorso interlocutorio con le diverse forze che si identificano nelle politiche giovanili proposte dal Popolo della Libertà.
Luca Vinchesi, coordinatore di FIG verso il Popolo della Libertà
Enrico Balderi, consigliere della Circoscrizione 2 Carrara Centro
Riccardo Bruschi, consigliere comunale
Roberto Aloi, assistente pressoil gruppo europarlamentare di Forza Italia.
"Se tutto andra’ bene, entro la fine dell’anno avremo cambiato i comportamenti opportunistici dei fannulloni". Lo ha sottolineato il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, intervistato da Sky Tg24. "Dal primo dossier preparato dai miei uffici risulta che a maggio del 2008 rispetto allo stesso mese del 2007 vi e’ stato un calo del 10% delle assenze per malattia e a giugno di quest’anno rispetto a quello passato la diminuzione e’ del 20%. Tutto senza nuove norme perche’ la mia circolare esplicativa sulle assenze per malattia e’ di meta’ luglio". Quindi, molto probabilmente, a settembre, quando produrro’ mensilmente questo dossier, ci saranno anche i risultati con le regole cambiate, che sono piu’ restrittive e ne vedremo delle belle. Molto probabilmente avremo delle ulteriori riduzioni, spero del 30-40%".
Mentre stiamo lavorando già intensamente per Settembre continuiamo a seguire la politica e i suoi sviluppi, i dati che emergono dal lavoro svolto da Brunetta sono incoraggianti, finalmente sembra finito il tempo dei furbi ma bisogna tenere il livello di guardia alto perché nuovi trucchetti sono sempre dietro l'angolo, naturalmente a Carrara si sono tutti offesi e hanno detto che da noi assenteisti non c'è ne....intanto qualcuno di nascosto nascondeva le borse della spesa.......
Luca Vinchesi

Nei prossimi giorni il blog verrà aggiornato con minore regolarità.
Ci scusiamo per il disagio, ma stiamo lavorando per Voi per ripartire alla grande dal mese di settembre.
I nuovi reattori nucleari europei
di Ugo Spezia - 17 luglio 2008
Dagli anni Cinquanta ad oggi sono stati realizzati in tutto il mondo circa 500 reattori per la produzione di energia elettrica. L'evoluzione della tecnologia ha dato finora vita a tre diverse generazioni di impianti. Gli impianti della prima generazione sono caratterizzati da una potenza limitata a qualche centinaio di MWe (mega-watt-elettrici = milioni di watt elettrici). Ad essi hanno fatto seguito negli anni Settanta gli impianti della seconda generazione, caratterizzati da una potenza unitaria più elevata (500-800 MWe) e da livelli di sicurezza migliorati. Negli anni Ottanta sono stati sviluppati i reattori di terza generazione (1.000 MWe), realizzati e in corso di realizzazione un po' ovunque nel mondo: attualmente ce ne sono 36 in costruzione.
L'evoluzione degli impianti ha progressivamente incorporato caratteristiche di efficienza e di sicurezza sempre più avanzate, sulla base dell'esperienza condotta negli impianti in esercizio. Finché nella prima metà degli anni Novanta le società elettriche europee da un lato e quelle statunitensi dall'altro, in collaborazione con le autorità di controllo nazionali e internazionali, hanno elaborato nuovi requisiti avanzati di efficienza e sicurezza, dando luogo allo sviluppo dei reattori cosiddetti di «terza generazione avanzata» (III+).
I reattori della terza generazione avanzata sono progettati in modo tale da evitare conseguenze anche in caso di fusione completa del nocciolo. Questa caratteristica fa parte dei requisiti standard adottati a metà degli anni Novanta da tutte le società elettriche europee nell'ambito dell'iniziativa EUR (European Utilities Requirements) e da tutte le società elettriche Usa nell'ambito dell'iniziativa URD (Utility Requirement Document) e costituisce quindi una condizione vincolante cui devono soddisfare tutti i reattori che saranno realizzati nel mondo.
Il più avanzato fra i reattori attualmente proposti sul mercato (due impianti sono in costruzione in Francia e in Finlandia) è l'EPR (Enhanced Pressurized Reactor), sviluppato nel quadro di un'iniziativa di cooperazione franco-tedesca. La centrale EPR, accanto ai sistemi di protezione finalizzati ad impedire la fusione del nocciolo, adotta sistemi in grado di controllare anche le conseguenze di un incidente di fusione. Gli accorgimenti progettuali rendono di fatto infinitesima la probabilità di fusione del nocciolo con fuoriuscita di radioattività: meno di un evento ogni 10 milioni di anni di funzionamento del reattore.
Oltre alle caratteristiche avanzate di sicurezza, l'EPR è caratterizzato da una sensibile riduzione dei costi di generazione dell'energia elettrica, che sono inferiori del 10% rispetto a quelli tipici degli impianti nucleari più moderni attualmente in esercizio, e di più del 30% rispetto agli impianti a gas più avanzati. Questo elevato livello di competitività si basa su alcune caratteristiche fondamentali:
la potenza di 1.600 MWe (la più elevata fra gli impianti attualmente proposti sul mercato);
un'efficienza complessiva pari al 37% (a più elevata fra i reattori presenti sul mercato);
un periodo di costruzione più breve (4 anni), a causa miglioramento nella metodologia di costruzione;
una vita operativa di progetto di 60 anni;
un fattore di disponibilità dell'impianto durante la vita operativa pari al 92%.
Per effetto della progettazione ottimizzata del nocciolo e della elevata efficienza complessiva rispetto ai reattori attualmente in esercizio, l'EPR offre inoltre significativi vantaggi in termini di sostenibilità ambientale: un risparmio di uranio del 17% e una riduzione della produzione di materiali radioattivi a lunga vita pari al 15% per kWh prodotto.
Ugo Spezia
Ugo Spezia è segretario generale AIN
Il tema dell'energia nucleare è uno dei principali segni di innovazione e modernità introdotti dal Governo Berlusconi. Come tutti sappiamo appena si parla di modernizzare il paese si crea il "Fronte del no", del no a qualunque cosa senza alternative. A far da spalla al "Fronte del no", c'è la controinformazione.che snocciola terrificanti previsioni su un futuro sempre più apocalittico. Questo articolo vuole dar vita ad un nuovo "tag" specifico sul tema dell'energia nucleare senza schematismi e preclusioni.
Enrico Balderi - consigliere circoscrizione 2 Carrara Centro
di Emanuela Melchiorre - 22 luglio 2008
Oggi la traslazione dell'imposta è facilitata dal continuo aumento del prezzo del greggio e dei suoi derivati. Si tratta della speculazione finanziaria internazionale, contro la quale un singolo paese e un singolo governo possono fare ben poco, anzi niente, non avendo né i poteri, né i mezzi per intervenire. L'aumento del prezzo del greggio dipende da molte cause, tra le quali la politica miope dei paesi Opec, l'indebolimento del dollaro Usa, la catena di operazioni. Questa va dalla ricerca di nuovi giacimenti, al loro sfruttamento, alla raffinazione e al collocamento dei prodotti sul mercato. Comprende, quindi, anche la fase di commercializzazione, ma anche la contrattazione borsistica tramite i noti futures trattati alle borse merci di Chicago e di Londra.
Con i futures, che sono contratti di mera speculazione finanziaria, si forma per scommessa il prezzo finanziario del petrolio, che contagia e fa aumentare il prezzo reale del greggio, quello praticato dai Paesi Opec, che si illudono di guadagnare. Alla lunga, invece, essi finiscono per perdere la sfida, perché ad un aumento del greggio corrisponde sempre un aumento, sovente più che proporzionale, dei prezzi dei prodotti manufatti e dei generi alimentari praticati per necessità dai paesi industrializzati. I risultati sono l'inflazione internazionale e il rallentamento dell'economia, che assume un andamento di stop and go.
Dall'aumento del prezzo del greggio traggono giovamento anche i governi attraverso le note «accise», ossia le imposte che gravano sulla benzina, sul gasolio e sul gas naturale. Il governo Prodi e il suo ministro dell'economia nei ventidue mesi nei quali malauguratamente hanno comandato, hanno scambiato per «tesoro» e per «tesoretto» gli aumenti del gettito delle «accise», per poi sperperare queste maggiori entrate in rivoli inutili (si ricorderà ad esempio l'incentivo alla rottamazione dei frigoriferi!), mentre potevano utilizzarle per investimenti e per innovazioni.
Il governo Berlusconi e il suo ministro dell'economia Tremonti non intendono seguire la politica disastrosa di Prodi e compagni e opportunamente non hanno considerato tesoro e tesoretto come manna dal cielo. Nel contempo, intendono tutelare i consumatori in generale e in particolare le famiglie con bassi redditi dal rincaro del costo della vita, determinato dalla speculazione finanziaria, che da anni imperversa sul mondo, avendo interessato dapprima la borsa, poi l'abitazione e ora il petrolio e i generi alimentari di base.
Allo stato attuale, incombe il rischio di una recessione internazionale, contro la quale l'Italia deve far fronte con le proprie forze, non potendo ricorrere all'aiuto di altri paesi, tutti alle prese con gli stessi problemi. Il compito è arduo. Limitatamente al settore petrolifero è in atto una manovra tendente a ridurre le speculazioni finanziarie e, conseguentemente, i prezzi dei prodotti in commercio. Con tali considerazioni, l'intera manovra finanziaria, che comprende la Robin Tax, ha superato il vaglio delle commissioni ed è giunta all'esame delle Camera dei Deputati per la discussione ed è stata approvata, giovedì prossimo con il sì definitivo del Senato diverrà legge.
Emanuela Melchiorre
In pochi giorni il panorama politico nazionale ha sparato delle vere e proprie cannonate contro i fragili compromessi locali. D’altronde la pesante sconfitta elettorale subita da alcuni gruppi elettorali doveva pura avere delle ripercussioni. A Carrara per ora tutto tace, ma questo silenzio potrà durare a lungo? A vedere il quadro nazionale, sia a destra che a sinistra, è difficile non ipotizzare qualche colpo di scena.
Partiamo da Sinistra. La vecchia Rifondazione si spacca in almeno due correnti, una guidata da Vendola e l’altra da Ferrero. L’una della Rifondazione del Sud, che sta nei governi locali con responsi elettorali più contenuti, l’altra quella della Rifondazione che sta all’opposizione con responsi più consistenti. (Carrara sta col Sud anche in questa classifica). Nella nostra città, la Sinistra è incerta sul da farsi: uscire dalla giunta ed evitare di esserne soffocata o restare dentro, sicura di essere esclusa dai prossimi giochi? Meglio una gallina oggi o un uovo domani?
Poi arriva il Partito dei Comunisti Italiani che riconferma come segretario nazionale Diliberto (è proprio vero che in Italia mai dire mai) che rispolvera il centralismo democratico. Inaugura una linea dura e senza paura, ma Diliberto sa che a Carrara il suo PdCI sta in giunta con Ps e Pd?
Non concentriamoci su altri partiti della Sinistra postcomunista che a Carrara poco contano, ma facciamo un passo in casa dei Socialisti. Qui ci si dimena tra la voglia di mostrare i muscoli, e quindi battersi contro il Pd, (ma Nencini non pare avere il physique du role) e la consapevolezza di perdere anche quelle poche poltrone rimaste, la nostra Carrara prima fra molte. Nencini lancia strali, minaccia di far cadere tutte le giunte se il Pd approverà una legge elettorale europea che li tenga anche fuori da Strasburgo. Ma avrà il coraggio di fare sto sgambetto al suo Zubbani? Oppure dirà che è colpa del Pdl se non potrà più avere poltrone nei Paesi Bassi?
Eccoci finalmente al centro. L’Udc manda segnali d’amore a tutti dai Socialisti al Pd (che ricambia) e si prepara ad attuare la vecchia strategia del Partito Socialista degli anni Sessanta: al governo di Roma con la DC, in quelli locali a secondo dell’interesse. Possibile che a Carrara nessuno abbia intravisto questa strada? Alla fine è la stessa che ipotizza Budget Bozzo: Udc deve far da stampella al Pd.
Caso La Destra. Tra domenica e lunedì, si era diffusa la notizia delle dimissioni di Francesco Storace da segretario del movimento da lui fondato meno di un anno fa. Stamani è tutto rientrato, ma il malumore rimane e l’incertezza sul futuro rimane. La Santanchè vorrebbe entrare nel governo, rischiando così di scomparire come entità. Storace, invece, non vuole annessioni ma solo alleanze. E a Carrara cosa potrebbe succedere? Musetti e i suoi sono e saranno determinanti per il Centrodestra locale, le provinciali hanno confermato la loro capacità di raccogliere il consenso elettorale a danno di An. La destra sociale che riconosce in Musetti potrebbe accettare di entrare all’ultimo nel PdL per evitare il tracollo de La Destra? Potrebbe Musetti far da sponda ad un eventuale ribaltone Zubbaniano in salsa anti Partito Democratico?
E Nel Pd? Tra i Veltroniani continua serrata la lotta. Per ora sembra imporsi la linea dei “niet” al Sindaco, ma al contempo potrebbe essere tagliata qualche testa in giunta non troppo fedele al senatore Rigoni e che fa occhieggia e ancheggia (ogni riferimento è puramente casuale) al Sindaco.
Lo scenario è dei più incerti e a quanto detto si deve aggiungere la frammentarietà del PdL. Riusciranno i sette consiglieri comunali di Carrara a restare compatti fino, e soprattutto dopo, al congresso? Qualcuno deciderà di intraprendere qualche altra strada?
Un po’ di fantapolitica sotto l’ombrellone, non fa male.
(ricevuto e pubblicato da azzurricarrara.splinder.com)