Cesare Micheloni, consigliere provinciale e circoscrizionale del Popolo della Libertà - Forza Italia, ha annucciato la creazione del gruppo della Lega Nord in seno al consiglio Provinciale.
Il Carroccio, impegnato in una forte campagna acquisti, dopo Testa e Malaspina, ha portato dalla sua il consigliere Micheloni.
Il Gruppo consiliare del PdL di Massa e Azione Giovani- Giovani del PdL hanno preparato un dossier sui Carc di Massa che a breve sarà consegnato al Ministro Maroni.
Anche in seguito ai fatti di sabato notte, alcune domande ritornano spontanee. Come in un continuo dèja-vu assistiamo nella nostra città a fatti che si ripetono periodicamente e che portano a dare un veloce sguardo al calendario: siamo nel 2009 anche a Massa?Pare di no…
E’ ormai chiaro che nella nostra città esista una polizia politica della maggioranza di centro sinistra: non trovo altri modi per appellare il partito o movimento o associazione (a seconda delle occasioni cambiano il tipo di organizzazione) denominato Carc, che ricordo sempre, significa Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo. Ogni volta che organizzazioni democratiche mettono in atto iniziative che non piacciono alla maggioranza vetero comunista ecco l’azione premeditata di costoro. Succede da anni ed è una pratica che attraversa tutte le amministrazioni di centro sinistra. Tutto è iniziato il 17 marzo 2003 con la devastazione in pieno giorno della sede di Azione Giovani.
I fatti di sabato, domenica e lunedì sono in linea con l’impunità di cui questi soggetti godono. Devastare un bar, occupare strade, sedi, piazze, cortei non autorizzati, scritte, occupare binari, tribunali…ecc ecc…a Massa si può. O meglio a Massa possono lor signori: possono, vogliono e sono pure difesi, poveri “ragazzi”. Merce elettorale? Non solo.
Il dato è che sono anni che questa gente scorazza per la città, indisturbata. Ma la colpa per la sinistra sono sempre gli altri: gli altri (di solito centro-destra, movimenti giovanili, destra più radicale, ecc.) organizzano conferenze, presentazioni di libri, feste, inaugurano sedi, ecc. Chi, nei migliori dei casi, tenta di impedire la normale vita democratica di partiti rappresentati in Parlamento o che comunque legittimamente portano avanti i propri diritti di cittadini, è comunque sempre “assolto” dalla “coscienza democratica” della sinistra oggi come ieri al Governo della città.
A nome di tutti quei cittadini che spesso vedono la loro città tornare con gli orologi all’indietro di trent’anni e che non sopportano più questa situazione, stiamo preparando un dossier ben articolato che consegneremo al Ministro Maroni e contestualmente un interrogazione parlamentare sui fatti dello scorso fine settimana e non solo.
Alessandro Amorese
Consigliere Comunale PdL
Marco Guidi
Presidente Provinciale Azione Giovani - Giovani PdL
MASSA CARRARA - Visto come stanno andando le cose è bene, per una volta, chiamare le cose con il loro nome e senza giri di parole: a Massa o si pone rimedio a questa situazione anacronistica e surreale o, prima o poi, ci scappa il morto. Gad Lerner questa mattina ha scritto giustamente su Repubblica: “I disordini di Massa riecheggiano sinistramente gli scontri fisici che trent’anni fa degenerarono nel sangue, con perdite di numerose giovani vite umane”.
Bisogna fermare – aggiungiamo noi – questo delirio rosso-nero. La legge sulla sicurezza e il suo decreto attuativo possono piacere o meno, e non è certo questa l’occasione di approfondire l’argomento.
Quello che va però precisato è che, anche secondo quelle norme, sia le ronde massesi della Destra sia quelle dei Carc sono del tutto illegittime. Per quanto riguarda le prime è del tutto evidente che non ci si chiama SSS per caso e soprattutto SSS non ci si puo’ chiamare perché il regolamento attuativo impone l’assenza di qualsiasi riferimento a movimenti politici del presente e del passato. Stessa cosa dicesi per la controronda dei Carc: in quel caso il riferimento a un’ideologia è esplicito con tanto di bandiere e magliette, ma c’è di più. Le ronde non possono esser composte da più di tre persone, e sabato quella dei Carc era composta da una cinquantina. Senza considerare che nessuno dei manifestanti è iscritto all’apposito albo, né ha partecipato a corsi di formazione.
La sensazione è quella che siamo in presenza di persone a cui piace soltanto giocare a fare la guerra. Non rendendosi conto dei rischi che in questo si corre. Non si aiutano le forze dell’ordine a garantire la sicurezza per i cittadini. Sabato li si è impegnati a controllare le contro ronde, che a loro volta avevano il compito di controllare le ronde, che a loro volta avevano il compito di controllare la sicurezza dei cittadini. In tutto questo caos facciamo una proposta ai rondisti di tutti i colori: quella di comprare una divisa unica, bianca e con le maniche dietro. Tipo camicia di forza.
Simone Caffaz
Condivido il ragionamento del Direttore di TTN, aggiungo che come sempre la classe politica locale ha mostrato la sua, ormai tipica, incapacità di ascoltare i cittadini trasformando un semplice strumento, forse imperfetto, forse da regolamentare meglio, in mezzo di propaganda e di scontro fisico.
Se da una recente analisi la nostra provincia risultava tra quelle meno colpite da fenomeni criminali, dal punto di vista della sensibilità verso questo tema penso non ci siano eguali nel paese.
Dopo aver avuto l'onore delle cronache per le ronde nere del Colonnello Calzetta, seguite a ruota dalle prie ronde di destra denominate SSS, ecco arrivare quelle rosse dei carc.
Ieri sera, forse per qualche bicchiere di troppo bevuto nella vicina festa dei carc, i due gruppi, SSS e Ronde rosse, sono arrivati alle mani con conceguente intervento della polizia e relativi fermi.
Per finire in bellezza quello che si era iniziato la sera precedente, stamani alcuni simpatizzanti dei carc hanno occupato i binari della stazione di Massa per bloccare il traffico in segno di protesta per i due arresti operati contro i militanti dei carc nella notte.
Due giorni prima il vice presidente della Regione Toscana Gelli aveva puntato il dito contro le ronde e in particolare contro il gruppo SSS. Come sempre si perde di punta di vista l'obiettivo e si sposta l'attenzione su una pseudo-ideologia che no serve a risolvere i problemi di nessuno, ma anzi li accentua.
Il motivo del contendere è la soglia di sbarramento.
Il PdL la vuole più alta (almeno 4%) per destabilizzare il Centrosinistra e per tenere le distanza da La Destra e da Le Lega, il Pd la vuole bassa (massimo 3%) per non infastidire i cespugli che permettono al Governatore di guidare una maggioranza modello “Ulivo”.
Se sulla riduzione dei consiglieri si dicono tutti d’accordo, sono meno d’accordo sullo sbarramento l’Udc e la Sinistra che vorrebbero stoppare tutto. I tempi sono ormai strettissimi, entro poche settimane deve essere varato il testo perchè per Statuto sono necessari 150 giorni.
Di Lorenzo Bellè
Le ultime tornate amministrative hanno visto in terra apuana la crescita del Popolo della Libertà,una crescita dovuta sicuramente al buon lavoro dei gruppi consiliari dei diversi comuni apuani,al lavoro svolto nelle sedi parlamentari dai nostri esponenti nazionali e dovuta alla crescente credibilità della nostra classe dirigente,che inizia a radicarsi nel territorio.
A questo punto però è vitale che il partito si dia una struttura interna,di cui siano protagonisti i giovani e non solo, per dare un'immagine(ma anche dei contenuti)innovativi,per creare una nuova unità che crei una volta per tutte quella grande opposizione che si candidi a governare il territorio. Del resto l'esempio di Prato(in cui si è vinto per la prima volta) e di Firenze(in cui si è combattuto al ballottaggio) ci insegnano che per ottenere risultati eccellenti bisogna rinnovare e dare proposte concrete. La prima cosa da fare quindi è avere una precisa idea di territorio, rispondendo alle fatidiche domande tipo che territorio vogliamo? Come possiamo raggiungere gli obiettivi? Che organizzazione dobbiamo mettere in campo?
Come seconda proposta dobbiamo individuare leader credibili e radicati,che possano dare un'immagine unitaria al Popolo della Libertà,che ascoltino le opinioni di tutti e che infine decidano la rotta,per evitare inutili scontri mediatici.
Infine dobbiamo capire che il vento della Libertà inizia a soffiare anche in terra apuana,e se vogliamo,se ci impegnamo, possiamo far cadere quelle figure che da anni governano senza portare sviluppo e ricchezza.
L'ultima tornata elettorale in provincia ci ha visto ottenere brillanti risultati come voto d'opinione, vedi i risultati delle europee, ma non come voto amministrativo (abbiamo perso in tutti i comuni tranne che a Casola). La colpa non può essere solo attribuita ai candidati locali. Il PdL è appena nato, molti dirigenti non sono ancora in essere, altri sono alla fine di un percorso e devono conoscere ancora i nuovi progetti. Questo spiega in parte, al di là dei singoli candidati e dei singoli casi, i risultati non brillanti delle comunali della Lunigiana.
Nelle realtà che citi, Firenze e Prato, la nuova classe dirigente si è saldata attorno ai candidati eletti e a quelli non eletti, e da lì usciranno i nomi dei dirigenti provinciali e comunali. Da noi, dove non si votava nei comuni più grandi, dove non si votava per la provincia, si è pagato lo scotto dell'incertezza e della divisione.
In questo passaggio, come giustamente fai notare, è necessario individuare leader credibili, ecco perchè spero che il tuo intervento spinga molti a sciogliere gli indugi e a metterci la faccia per costruire un PdL apuano vincente.
Enrico Balderi
Condivido appieno il tuo intervento nei contenuti e in particolare sulle fatidiche domande che la classe dirigente del PdL deve porsi per poi pro-porsi (scusa il gioco di parole, ma è voluto).La regione toscana si appresta a varare l’anti-decreto Brunetta. La regione più rossa e ideologica d’Italia, infatti, non poteva tollerare un calo del 22% delle assenze dal lavoro per malattia. Assenze in gran parte retribuite. Un risultato che è stato ottenuto grazie ad una legislazione più rigida, introdotta dal Ministro Brunetta e dal Governo Berlusconi.
Ci mancherebbe che si potesse tollerare un fenomeno di si fatta specie. Così il vice-presidente della giunta Federico Gelli, difensore degli sfaccendati, ha preparato una proposta di legge regionale per scardinare il decreto Brunetta. Nel suo progetto, che riguarderà solo i 4500 dipendenti regionali, Gelli prevede un premio per tutti: 8 giorni bonus di malattia pagati. Caso mai uno stesse a casa di più, si vedrebbe decurtate solo le voci dello stipendio relative alla produttività e alle indennità di risultati. Come dire una parte minima della paga oraria.
Poi ci sono le malattie esenti: la malattie croniche o invalidanti.
Poi ci sono i casi di infortuni sul lavoro e l’esempio riportato dalla stampa è il più bello. Se un dipendente si rompe una gamba durante l’orario di lavoro, è un infortunio sul lavoro. Quindi l’ente di cui è dipendente viene condannato? Lo si chiude, e il responsabile riceve una condanna o una multa? No. E allora perché un banale infortunio, figlio della sbadataggine o della sfortuna dovrebbe, diventare un infortunio sul lavoro? Misteri della giunta toscana.
Poi arriva il ripristino dei permessi. E il primo ad essere introdotto, e guarda caso, è quello per l’attività politica (ora sospeso). Poi arriva quello del sangue e dopo quella della maternità e della malattie dei figli piccoli. La proposta Gelli rappresenta il ritorno all’Ancient Regime amministrativo che governa questa bella, ma sfortunata, terra da cinquant’anni. Un sistema di potere che non potrebbe sopravvivere senza questi piccoli privilegi.
Un caso ancora più interessante è quello della donazione del sangue (chi scrive dona il sangue). Possibile che ci siano donatori di serie A e di serie B? Io dono il sange e torno al lavoro. I dipendenti pubblici, ma non solo, hanno diritto ad un giorno di riposo, e perché? Mistero. Forse è l’antica distinzione di sangue? Ma stavolta il sangue blu sembra scorrere tra gli apparati regionali.