E' finita come era prevedibile: la maggioranza ha votato a favore del Piano strtutturale, il PdL contro. Due astenuti con posizioni diverse: Rosanna Bertini (ex Lista Mattei) e il Presidente Giampaolo Pezzica (PRI), la prima perchè convinta che la città funzioni bene così, il secondo perchè contrario alla creazione di zone residenziali nell'area di San Martino.
Se le premesse dei giorni precedenti promettevano maggior suspence, nei fatti poi tutto si è risolto abbastanza banalmente seppur con qualche distinguo di alcuni consiglieri del Pd e di Rifondazione.
Con estrema delusione spesso sento citare a sproposito l'esempio americano di democrazia di pesi e contrappesi, come il modello dove lo strapotere economico di una persona non va ad incidere sugli equilibri politici. In realtà non è così e il caso Bloomberg ne è l'esempio più clamoroso: Bloomberg corre alla carica di sindaco di New York per la terza volta, ha speso circa 250 milioni di dolari contro i sei del suo avversario, si è fatto modificare lo statuto comunale per essere rieletto.
Altrettanto spesso questi discorsi vengono usati in funzione anti-berlusconiana suscitando sopratutto ilarità in chi conosce i sistemi politici occidentali. Che vi sia una diversità di fondo rispetto alle intezioni dei padri fodnatori delle diverse costituzioni non c'è dubbio, ma è altrettanto vero che è un costume diffuso in tutto l'Occidente post-capitalista.
Ecco cosa scrive l'Ansa:
Il sindaco New York Ha speso complessivamente oltre 250 milioni di dollari
27 ottobre, 19:37
NEW YORK - Mai nessun uomo politico americano ha speso così tanto per essere sindaco di New York: oltre 250 milioni di dollari della sua fortuna personale. Parliamo di Michael Bloomberg, che salvo improbabili sorprese dell'ultimo minuto, verrà eletto per la terza volta alla guida della Grande mela la prossima settimana.
I sondaggi parlano chiaro: il miliardario americano (il suo patrimonio è stimato in oltre 16 miliardi di dollari), politico indipendente, è ampiamente in testa, con 18 punti di vantaggio sul suo avversario William Thompson, attuale assessore al bilancio, (molto) timidamente appoggiato dal suo partito, quello Democratico. Secondo l'ultimo sondaggio della Quinnipiac University, a Bloomberg vanno il 53% delle intenzioni di voto, a Thompson il 35%, mentre il 10% degli elettori si dice tuttora indeciso a poche ore dall'ultimo dibattito televisivo, in serata. Secondo i calcoli del New York Times, Bloomberg aveva speso, alla fine della settimana scorsa, 85 milioni di dollari per l' elezione di martedì prossimo. Una somma che potrebbe raggiungere i 140 milioni di dollari alla vigilia del 3 novembre, secondo i calcoli dello stesso quotidiano. Il suo avversario ha raggiunto a malapena i 6 milioni di dollari complessivi. Bloomberg, con i suoi 250 milioni complessivi, ha quindi speso molto di più del governatore del New Jersey Jon Corzine, un ex senatore e ex numero uno della Banca d'Affari Goldman Sachs, giunto a quota 130 milioni. Anche Corzine affronta le urne martedì prossimo, rischiando però di non essere rieletto nel Garden State, tradizionalmente in mano ai Democratici del presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
Un altro miliardario, Steve Forbes, presentandosi alle primarie del Partito Repubblicano in vista delle elezioni presidenziali nel 1996 e nel 2000, aveva speso complessivamente 114 milioni di dollari. Per puntare ad un terzo mandato, Bloomberg ha fatto cambiare la legge, che prevede una sola rielezione, dal Consiglio comunale, irritando non pochi suoi elettori. Lo ha ricordato anche il 'liberal' New York Times, dichiarando però il proprio appoggio al sindaco uscente e non al democratico Thompson
Il Governatore del Gran Ducato sceglie, non a caso, l'indomani dei risultati delle primarie del Pd per dichiarare la sua non disponibilità a ricandidarsi. In realtà la sua scelta era già nell'aria da molti mesi e si sposava con diverse difficoltà di governo, con la giunta spesso in ritardo sui grandi temi politici a partire dai problemi della crisi economica che sta martoriando il tessuto produttivo toscano, unite a quelle politiche con i vertici del Pd travolti nelle primarie un pò ovunque in toscana e sconfitti clamorosamente a Prato. La recente modifica elettorale ha poi stravolto gli equilibri di giunta permettendo a stento un governo di transizien fino alle prossime elezioni di fine marzo 2010.
Già nello scorso aprile, per le europee, si era parlato di una candidatura di Martini come un'elegante uscita dal quadro regionale, ma questo poi non si è concretizzato.
Tra i successori, che verranno scelti tramite il meccanismo delle primarie di coalizione, si possono già inserire: Federico Gelli (ex Margherita e sostenitore di Franceschini), Enrico Rossi (vero uomo di potere del Governo Rosso grazie al controllo militare della Sanità Toscana, vicino a Bersani) e Riccardo Conti, ex Ds, con delega ai trasporti nell'attuale giunta.
E'aperta la campagna adesioni del Popolo della Libertà. Per info clicca qui.
ROMA - Il premier Silvio Berlusconi ha convocato per oggi i tre coordinatori del Pdl - Sandro Bondi, Denis Verdini e Ignazio La Russa - per una riflessione a 360 gradi sulle ultime vicende interne alla maggioranza.
Dopo il vertice di chiarimento con il ministro Tremonti ad Arcore (Monza), al quale si è aggiunta poi la Lega, con Bossi e Calderoli, il presidente del Consiglio dà il segno di voler procedere nel rispetto della democrazia interna, coinvolgendo gli organi dirigenti del Pdl. Ancora non sono decisi luogo ed ora dell'incontro.
Stamani a Radio Capital si accennava ad una richiesta del Ministro Giulio Tremonti di ottenere l'incarico di Vice-premier. La richiesta, se veritiera, sembrerebbe sposarsi con quella avanzata dalla Lega Nord nel 2008 e poi ricacciata dal PdL. Il Senatur, infine, afferma a gran voce di essere lui il difensore di Tremonti. Che Giulio si appresti ad uno spostamento verso la Lega Nord? Per questo Berlusconi, non molto avezzo a queste prassi, ha convocato all'indomani dell'incontro Bossi-Tremonti i vertici del partito?
Il saluto cordiale e sostanziale che il presidente della Camera, Gianfranco Fini ha inviato all’assemblea, definita come un “contributo a una società fondata su rispetto e uguaglianza”, così come quello del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni che è andata oltre definendo GayLib una “risorsa per il centrodestra” e del ministro Gianfranco Rotondi che ha dato all’appuntamento congressuale la patente di “iniziativa volta a coniugare diritti liberali e centralità della persona umana nel solco della nostra ispirazione cristiana” hanno fatto sì che tesserati, soci e simpatizzanti di GayLib, forse per la prima volta, si siano sentiti davvero a pieno titolo parte del PdL.
Una sensazione purtroppo effimera. Non tanto e non solo, infatti, per la pessima immagine offerta dai rappresentanti della Camera dei Deputati di entrambi gli schieramenti i quali, evidentemente, hanno messo gli interessi e le beghe di parte al di sopra del bene dei cittadini, quanto per i commenti che si sono letti sulla stampa all’indomani della bocciatura della proposta di legge antiomofobia.
Leggendo, infatti, i giornali di ieri mattina, l’affermazione di Della Vedova riportata all’inizio, sembra di fatto e definitivamente capovolta. Unanimemente i nove coerenti e coraggiosi “libertari” del Pdl, che si sono espressi contro le eccezioni di incostituzionalità dell’Udc e a favore di un “terzo tempo” in Commissione, vengono definiti al pari di “dissidenti”. Fabrizio Dell’Orefice, notista de “Il Tempo” va addirittura oltre e parla in prima pagina di una “nuova maggioranza etica” (come se già non fossimo troppo vicini all’Iran o alle marche afgano-pakistane ancora soggiogate dai talebani).
Il sedicente gayfriendly Pier Luigi Diaco sulle pagine di Libero con l’abituale tono da maestrino (non sbagliando in realtà del tutto la mira, anzi) ironizzava sull’Italia che non è un gay-crazia ma una democrazia, partendo dai rischi legati alla legge Concia, quella di avere, dopo i professionisti dell’Antimafia, quelli dell’antiomofobia, senza in realtà ottenere alcun risultato.
E’dunque evidente a tutti, crediamo, che ieri per la battaglia sui diritti civili sia stata una vera e propria Caporetto. Ora, tuttavia, l’impegno dei gay liberali di centrodestra deve necessariamente andare verso l’unica direzione che a nostro giudizio pare possibile: l’ampliamento della cosiddetta piattaforma delle rivendicazioni (scusate il sindacalese, ma tant’è…) chiedendo al PdL e non ad altri l’effettiva parificazione dei diritti e dei doveri per le persone e le coppie omoaffettive. Vogliamo farlo, certamente all’unisono con Libertiamo, in una data prossima allo scempio avvenuto l’altro ieri. Con l’obiettivo, ripartendo dai nove “congiurati” per i diritti civili, di aprire a 360 gradi nel PdL il dibattito su questo importante tema.
L’altro ieri abbiamo avuto la prova del nove, infatti, che con le mezze misure, le leggine e i compromessi (troppo) al ribasso non si va da nessuna parte. Molto bello sarebbe, da ultimo, se l’ospite d’onore di questo incontro fosse il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, magari con il suo testo di legge contro l’omofobia che, speriamo, il Governo voglia sostenere e approvare, partendo però, stavolta, dal grande tavolo del Consiglio dei Ministri. Il titolo per l’appuntamento che qui vogliamo convocare c’è già e non potrebbe essercene uno migliore: “Il PdL e i Diritti Civili”. Esserci sarà una chiara scelta di coscienza oltre che un forte segnale di volontà politica di cui, mai come oggi, la più numerosa minoranza del Paese ha un fortissimo bisogno per non sentirsi davvero e definitivamente orfana e straniera a casa propria.
La dichiarazione di Matteo Mastrini
:"Incredibile, ma vero, questa sera è stata convocata la conferenza dei capigruppo...l'avevo chiesta più volte e in più lingue. Ovviamente la discussione riguarderà un argomento che non tocca direttamente l'amministrazione, ma tant'è. A piccoli passi verso la partecipazione democratica. Vedremo se il Sindaco sarà altrettanto disponibile quando chiederemo numi sulla discarica di Lusuolo: soldi freschi per i comuni rossi e rischio malattie per la Lunigiana: avanti popolo!"