Marco Biagi muore a Bologna la sera del 19 marzo 2002, all’età di 51 anni, vittima di un attentato terroristico delle Brigate Rosse.
Il Coordinamento Regionale della Toscana di Forza Italia Giovani per le Libertà guidato da Tommaso Villa, e tutti i Coordinamenti Provinciali, saranno mobilitati per commemorare, nelle forme da ciascuno ritenute opportune, tale tragico evento. Noi dedicheremo il prossimo coordinamento alla sua memoria, con un’ampia discussione sul mondo del lavoro e sulla riforma che porta il suo nome, in modo semplice e sobrio.
Intendiamo ribadire il nostro disprezzo verso la violenza, e sottolineare l’ipocrisia di certe frange di estrema sinistra, presenti soprattutto in Toscana, che convinte di essere portatrici dei migliori ideali sono pronte ad uccidere per imporli. Metodi che ricordano il peggior delirio Fascista, Nazista, e soprattutto Comunista.
Il professor Biagi è il nostro martire più caro.
Ricordiamo il senso della sua opera. Poiché il mercato del lavoro italiano si presentava come uno dei peggiori mercati del lavoro in Europa, era necessario intraprendere le riforme necessarie a modernizzarlo in modo da migliorare il livello di competitività del nostro Paese a livello internazionale. Alla luce di quella situazione, il professor Marco Biagi ci ricordava che, «è responsabilità di qualunque Governo adottare misure appropriate, anche a costo di impopolarità». Secondo Marco Biagi «riformare il mercato del lavoro è la condizione per conseguire l'obiettivo di aumentare l'occupazione, accrescendone la qualità». Il Governo, seguendo il suo sogno riformista, ha elaborato una legge, che porta il nome del giuslavorista, finalizzata a riformare il mercato del lavoro e destinata a diventare il nuovo punto cardine del moderno diritto sindacale.
In Italia non era certo il lavoro a mancare. La presenza di un ampio mercato del lavoro nero e irregolare dimostrava come a mancare fossero in realtà regole e schemi giuridici flessibili e adattabili in grado di interpretare i moderni modi di lavorare, tali da consentire l'emersione del lavoro nero. La riforma Biagi vuole regolarizzare le forme di lavoro sommerso, ampliando contemporaneamente le tutele e le opportunità per i lavoratori. Obiettivo della riforma è perseguire una strategia di formazione lungo tutto l'arco della vita, poiché senza adeguati interventi in formazione e in istruzione la flessibilità rischia di tradursi in precarietà ed emarginazione sociale. In questa prospettiva gli strumenti privilegiati dal legislatore sono: il contratto di apprendistato e il contratto di inserimento. Il contratto di apprendistato garantisce il diritto/dovere ad un percorso educativo di almeno dodici anni introdotto dalla riforma del sistema scolastico. In generale, consente ai giovani fino ai 29 anni di conseguire specifiche qualificazioni anche attraverso percorsi di alta formazione. Il contratto di inserimento sostituisce il contratto di formazione lavoro nel settore privato, con lo scopo di adattare le competenze professionali di giovani e lavoratori svantaggiati a un determinato contesto lavorativo.
La riforma regola alcuni contratti che favoriscono l'ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro di persone che hanno bisogno di coniugare i tempi lavorativi con quelli dedicati alla famiglia, allo studio o ad altri scopi. La nuova disciplina incentiva le imprese all'utilizzo di contratti che permettono di superare la tradizionale resistenza a distribuire su più persone la stessa quantità di lavoro. Il lavoro a tempo parziale, largamente valorizzato dal legislatore comunitario, pur venendo ancora oggi utilizzato in una misura ridotta rispetto agli altri paesi comunitari, favorisce l'esigenza del lavoratore di disporre di una parte del tempo per finalità diverse dal lavoro, e quella dell'impresa di ampliare o modificare l'orario di lavoro in relazione all'emergere di nuove esigenze legate alla produzione. Grazie alla riforma verrà introdotto il lavoro intermittente al fine di regolarizzare le prassi esistenti di lavoro non dichiarato o comunque non regolare che ledono i diritti dei prestatori di lavoro.
La legge Biagi prefigura anche la sperimentazione del lavoro accessorio che vuole far emergere attività di breve durata oggi quasi sempre sommerse (soprattutto nel campo dell'assistenza alla persona, venendo incontro alla necessità di moltissime famiglie di regolarizzare la cura dei bambini e degli anziani, semplificando al massimo le modalità di gestione del rapporto di lavoro) ed anche del lavoro ripartito o a coppia, già diffuso in molti Paesi industrializzati per consentire a due persone (coniugi, madri, studenti, ecc.) di garantire insieme una prestazione, distribuendosi liberamente settimane, giornate o parti della giornata di lavoro. Si tratta di un rapporto di lavoro che amplia la possibilità di conciliare i tempi di lavoro con quelli familiari.
Finalmente l'Italia dispone di strumenti efficaci per garantire trasparenza ed efficienza al mercato del lavoro. Il grande successo di questa riforma è chiaramente dimostrato dal calo del tasso di disoccupazione che nel 2001 era al 9,1% mentre nel 2005 è sceso fino al 7,1%. Un dato importantissimo se lo si compara al 9,6% di Germania e Francia e al 8,7% dell' Unione Europea. La legge Biagi su occupazione e mercato del lavoro rappresenta quindi uno dei più grandi successi del Governo Berlusconi poiché non accresce la precarietà ma incrementa le opportunità, permettendo a molti l'ingresso o il ritorno nel mondo del lavoro.
Riccardo Bruschi
Coord.Prov.F.I.Giovani MS