Si esprimono con cifre da capogiro, nell’ordine delle decina di migliaia, si conquistano a suon di cene e accordi di ogni specie e si chiamano “preferenze”.
Manca poco meno di un mese alle votazioni europee ed è partita la caccia all’ultimo voto di preferenza da parte dei candidati del Popolo della Libertà. Una gara che premia chi spende di più e chi riesce a intessere i più proficui accordi all’interno delle segreteria politiche nazionali.
E’ impensabile altrimenti che un elettore esprima preferenze su candidati non espressi dal territorio e geograficamente lontanissimi. Una delle caratteristiche di questa legge elettorale, o per meglio dire un difetto, è l’accorpamento di più regioni in un unico collegio. In questo modo, infatti, il baricentro elettorale rimane collegato alle realtà più popolose. Non fa eccezioni a questa premesse neppure il nostro collegio, denominato Itala Centrale, che raccoglie Toscana, Lazio, Umbria e Marche e che vede la popolosa Roma condizionare sotto ogni aspetto, a partire da quello dei candidati, l’intero quadro politico. E se siamo sicuri che il capolista, Silvio Berlusconi, farà incetta di voti di preferenza senza spendersi direttamente, per tutti gli altri candidati sarà una vera e propria battaglia. Ricordiamo brevemente che Berlusconi nel 2005 nel collegio Italia Centrale raccolse oltre 433.000 preferenze, ma questa volta aumenteranno certamente visto che molte di quelle date allora a Fini (387.000) confluiranno certamente sul suo nome.
Vediamo chi parte favorito tra tutti gli altri 13 candidati, Berlusconi lo diamo già per eletto.
Ma quanti possono essere i posti disponibili all’europarlamento per i candidati del Popolo della Libertà? Secondo gli ultimi sondaggi si dovrebbe stare attorno ai sei seggi, uno in più rispetto a quelli ottenuti da Forza Italia e An nel 2005 se li sommassimo, e questo in virtù della soglia di sbarramento.
Quindi chi sono gli out-sider più insidiosi dei magnifici 13? Se il primo degli eletti sarà Berlusconi, rimangono sicuri solo 5 posti, col primo dei non eletti che verrà ripescato appena ufficializzata la rinuncia del premier.
Partono ovviamente avvantaggiati i parlamentari europee uscenti che negli hanno si sono specializzati in questo tipo di raccolta plebiscitaria del consenso. La lista vede in pole-position Roberta Angelilli (romana, di 44 anni, ex-An) che cinque anni fa raccolse ben 86.000 preferenze.
Distaccato in maniera abissale, arriva un candidato forzista Alfredo Antoniozzi (nato a Cosenza, ma politicamente adottato da Roma) con una dote di sole, si fa per dire, 60.000 preferenze. Con distacchi importanti, ma non così pesanti arrivano gli eurodeputati Stefano Zappalà (radicato nel Lazio e il toscano Paolo Bartolozzi entrambi con poco più di 46.000 preferenze.
Nella squadra del PdL spicca un nome su tutti, quello di Carlo De Romanis, presidente della Yepp (l’associazione giovanile del PPE) e nipote del ben più famoso Antonio Tajani, attuale commissario europeo ai trasporti. Con l’appoggio di Tajani, che nel 2005 raccolse 122.000 preferenze, De Romanis, già assistente europarlamentare, potrebbe arrivare facilmente nella fascia alta della classifica che dovrebbe assestarsi attorno a quota 70.000.
Un altro nome che lascia presagire un buon risultato è quello del capogruppo alla regione Lazio Alfredo Pallone (area Forza Italia) di Frosinone, suo tradizionale bacino di voti, che potrebbe pescare in un vasto serbatoio di alleanza e bacini di voti tutti interno alla segreteria laziale senza grande fatica.
Con Pallone si dovrebbero chiudere il novero dei papabili effettivi al parlamento europeo. Ad ora sembra che la competizione si restringe a solo questi sei nomi. Uno di quelli sopracitati dovrà aspettare il volgersi degli eventi per entrare in Europa, ma per dover di cronaca tracciamo un breve profilo do tutti gli altri candidati.
Nella nostra personale classifica dietro ai primi sette della classe potrebbero collocarsi Marco Scurria, nel ’99 raccolse oltre 23.000 preferenze, e l’Onorevole Lucio Barani che nel 2005, nell’allora Ps, raccolse oltre 8.000 voti e arrivò secondo nella sua lista. E’ probabile che ora Barani superi tranquillamente quota 15.000/20.000 voti.